Chi deve prendere gli emblemi?

GLI EMBLEMI DELLA COMMEMORAZIONE DEVONO PRENDERLI SOLO GLI "UNTI"?

Questa considerazione è la naturale continuazione dell'articolo intitolato "I 144.000 e la grande folla" per cui suggerirei, se non l'avete ancora fatto, di andarlo a leggere. Di seguito il link
http://attenzioneallaprofezia.blogspot.it/2017/05/i144.html


Quando Gesù istituì la Commemorazione della sua morte, fece chiaramente capire che soltanto coloro i quali nutrono la speranza celeste avrebbero dovuto prendere gli emblemi?
Dal momento che i futuri regnanti del Regno di Dio non sono "prescelti" (cioè non vengono scelti a priori) ma saranno scelti tra coloro che "si spingono avanti", tutti i cristiani dovrebbero prendere gli emblemi.
Luca 22:19, 20 parla del corpo e del sangue che dev'essere versato "in vostro favore".
A favore di chi?
Forse solo a favore dei suoi dodici apostoli?
Chi usufruirà dei benefici del riscatto?
Solo gli "unti" o tutti quelli che ripongono fede in lui? - I Giovanni 2:2
Della grande folla non si dice che essi lavano le loro lunghe vesti nel sangue dell'Agnello? - Rivelazione 7:9, 14
Gesù non morì per tutti? - Giovanni 3:16
"Mentre continuavano a mangiare, Gesù prese un pane e, dopo aver detto una benedizione, lo spezzò e, dandolo ai suoi discepoli, disse: “Prendete, mangiate. Questo significa il mio corpo”. 27 E prese un calice e, avendo reso grazie, lo diede loro, dicendo: “Bevetene, voi tutti; 28 poiché questo significa il mio ‘sangue del patto’, che dev’essere versato a favore di molti per il perdono dei peccati" – Matteo 26:26-28
Quindi Gesù stesso spiega che la Commemorazione della sua morte è, appunto, un ricordo del significato della sua morte (che avviene per tutti e permette il perdono dei peccati quindi la vita eterna) e non del patto coi suoi regnanti.
Il patto per il regno è riportato in Luca 22:28-30, dopo la famosa disputa tra gli apostoli e cioè a Commemorazione ormai conclusa (andate a vedere).
Gesù disse che loro "avevano perseverato con Lui nelle prove" e quindi, in armonia con Matteo 11:12, essi si erano "spinti in avanti" per afferrare il Regno.
A motivo di questo Gesù poteva fare questo patto con loro.
È evidente che la morte di Gesù apre la strada alla risurrezione celeste (e quindi alla risurrezione di quei pochi) ma non c'è alcuna indicazione che solo i pochi presunti regnanti avrebbero dovuto partecipare e prendere gli emblemi anche perché, dal momento che non c'è alcuna preordinazione, sono tutti potenziali regnanti – Filippesi 3:13, 14
La sua morte sarebbe stata data come riscatto a beneficio di tutta l'umanità e quello era il motivo principale per cui "tutti quelli che avrebbero esercitato fede in Lui" avrebbero dovuto ricordarla – Giovanni 3:16
"Continuate a far questo in ricordo di me" dove "questo" era mangiare il pane e bere il vino e non semplicemente "osservare" e dove i "molti" erano tutti coloro che avrebbero riposto fede nel significato di quel sacrificio.
Quindi non si capisce perché solo coloro i quali nutrono questa speranza celeste (che è solo una speranza) dovrebbero prendere gli emblemi.
È probabile che la storia recente dei testimoni di Geova sia responsabile di questa interpretazione dal tempo in cui si credeva che la "grande folla" fosse anch'essa una classe celeste ma di "second'ordine".
Dal momento che questi erano di second'ordine, cioè meno fedeli e puri degli altri, non si potevano dare loro alti incarichi di responsabilità. Questo ha creato delle differenze sostanziali fin dall'inizio (differenze che perdurano tutt'oggi).
Questo crea delle difficoltà oggettive a considerarci tutti un solo gregge e un solo Pastore (Giovanni 10:16), tutti uguali (Atti 10:34) senza invidie o gelosie (Matteo 23:8).
Questa interpretazione è anche rischiosa a motivo della debolezza umana nell'attribuire troppa importanza agli esseri umani – I Corinti 1:12; 3:6-8
Di fatto, se i membri del Corpo Direttivo devono essere tutti unti, non possiamo onestamente dire che ci consideriamo tutti uguali perché i fatti hanno più forza delle parole.
La scrittura di Romani dice "Poiché tutti quelli che sono condotti dallo spirito di Dio, questi sono figli di Dio" – Romani 8:14
Il contrasto di cui si parla nel contesto è tra coloro che sono in armonia con la carne e coloro che sono in armonia con lo Spirito. Non è un contrasto tra gli "unti" e i "non unti".
Quindi, oltre a stabilire chi può definirsi "figlio di Dio" (tutti coloro che sono in armonia con lo Spirito) Paolo prosegue dicendo "Lo spirito stesso rende testimonianza col nostro spirito che siamo figli di Dio" – Romani 8:16
Questa consapevolezza non riguarda sapere se si è "unti" o meno ma se si sta vivendo secondo i desideri della carne o dello Spirito (andate a leggere il contesto di Romani capitolo 8).
Ne consegue che "prendere gli emblemi" non riguarda la certezza d'avere la speranza celeste piuttosto che terrena.
Inoltre anche il termine "unto", così com'è utilizzato oggi, è erroneo.
Se sappiamo che Dio non preordina nessuno per essere Re e sacerdote (altrimenti sarebbe ingiusto dire di "spingersi avanti" se i giochi fossero già fatti) non possiamo accettare la credenza che alcuni siano già unti.
Inoltre se l'unzione, nella Bibbia, ha a che fare con l'incarico di Re o con lo Spirito Santo, noi sappiamo che nessuno è Re tra di noi (Matteo 23:8-12) e nessuno, al giorno d'oggi, è unto con lo Spirito (I Corinti 13:8).
Non si capisce neppure tutta la distinzione che passerebbe tra "l'essere ispirati" e "l'essere guidati dallo Spirito" e come "essere guidati dallo Spirito" significhi essere unti.
Oltretutto nel passato Dio versò il Suo spirito su molte persone che non avevano la speranza celeste.
Noi sappiamo che dalla morte dell'ultimo apostolo i doni dello Spirito sono cessati e quindi... in che senso "gli unti" sono unti? Se essi non sono preordinati (non si sa se regneranno in cielo fino alla fine), non hanno alcun dono dello Spirito (questi sono cessati nel primo secolo) e non sono neppure ispirati... cosa distingue un "unto" da un altro?
Inoltre, l'eventuale unzione dello Spirito Santo cosa c'entra con la speranza che si nutre?
Se siamo tutti fratelli, come dice Gesù, e nessuno dev'essere chiamato Condottiero o Maestro (cioè nessuno è superiore all'altro) come conciliare l'intendimento secondo cui solo gli unti sono "figli di Dio" mentre la grande folla lo sarà "alla fine del Millennio"? Questo da l'idea di un solo gregge, un solo Pastore?
E tutte le Scritture che, secondo l'intendimento attuale, si applicherebbero agli "unti" mentre agli altri si applicherebbero solo "per estensione"... incoraggiano forse a non provare invidia, a considerarci tutti uguali?
E' solo semantica oppure un piccolo particolare essere chiamati "Figli di Dio" e "Non figli di Dio"?
Nella Bibbia l'unica distinzione che si trova tra i Figli di Dio e i Non figli di Dio riguarda chi lo ama e che non lo ama; chi gli ubbidisce e chi non gli ubbidisce – Deuteronomio 32:5; II Corinti 6:18
Quindi se nessuno è davvero "unto" e nessuno è preordinato come re e sacerdote, significa che siamo tutti uguali, tutti incoraggiati a correre verso la stessa meta (che è la santificazione del nome di Dio), tutti siamo incoraggiati a "spingerci avanti" nelle opere buone, e siamo davvero "un solo gregge, un solo Pastore" – Romani 12:10
Felice e santo è "chi prende parte alla prima risurrezione" e quindi c'è effettivamente una superiorità degli eletti riguardo a tutti gli altri ma ciò avviene soltanto dopo la morte e risurrezione – Rivelazione 20:6
Solo Geova stabilirà chi, tra tutti, sarà degno di far parte di questi Re e Sacerdoti e i diretti interessati lo sapranno solo alla fine.
Nel frattempo tutti dovrebbero prendere gli emblemi perché riguarda l'importanza della sua morte (non del suo patto del Regno) e nessuno è unto finché Geova non verserà il Suo Spirito – Atti 2:17
Anche una volta che il Suo spirito sarà versato, questo non sarà garanzia di "risurrezione spirituale" perchè chiunque potrebbe ricevere lo Spirito Santo esattamente come accadde nell'antico Israele (cioè prima che si aprisse la possibilità di vivere in cielo con Cristo).
Come conciliare il termine "santo" se, come abbiamo visto, nessuno è "unto" finché Geova non verserà il suo spirito?
La Bibbia menziona molte persone sante.
In Levitico 20:26 si legge che Geova, il quale è Santo, pretende la santità dal suo popolo.
Il popolo di Israele, fintanto che si mostrò fedele, era un popolo santo.
Coloro che erano incaricati di giudicare dovevano essere santi.
Gli angeli fedeli sono chiamati "i santi angeli".
È evidente che il titolo "santo" è usato nelle Scritture indifferentemente dalla speranza dell'individuo.
Si capisce inoltre che ci sono vari gradi di Santità (Geova, infatti, è Santo all'ennesima potenza) e anche se gli eletti avranno una posizione superiore a tutti i santi angeli (e quindi si suppone che anche la loro Santità sarà maggiore) ciò avviene sempre dopo la risurrezione spirituale – Confronta Daniele 7:27
Inoltre non dimentichiamo che Giovanni 17:17 ci ricorda che è la Verità della Parola di Dio a renderci santi.
Ognuno è santo nella misura in cui mette in pratica la Parola di Dio nella propria vita.


Commenti

  1. il problema di chi deve prendere gli emblemi si ripresenta dai tempi di Russell: all'inizio li prendevano tutti, poi quando hanno superato il numero dei 144.000 si è tirato fuori l'espediente della grande folla, come se dal primo secolo tutti avessero la speranza celeste fino alla divisione del 1935.
    Ma la Bibbia parla chiaro, le resurrezioni di Eutico e di Lidia dimostrano che non tutti avevano la speranza celeste.
    Per mia personale opinione, gli emblemi dovrebbero prenderlo tutti quelli che fanno parte del popolo di Dio, come tutti gli israeliti mangiarono il sacrificio pasquale.
    Poi a prefigurazione dei leviti, anche oggi esiste un gruppo fungente da sacerdote e non a caso Gesù la sera del Pasto serale fece due patti.

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  2. È un argomento scottante su cui voglio approfondire. Se davvero anche chi ha la speranza terrena deve partecipare mangiando gli emblemi ciò ci pone di fronte ad un atto che verrebbe considerato apostata dall'organizzazione. Tuttavia dovremmo tener fede alla nostra dedicazione a Geova di servirlo senza riserve, l'articolo di studio della settimana scorsa ai paragrafi 8,9 incoraggiava ogni cristiano a prendere decisioni secondo coscienza. Non possiamo permetterci di far decidere ad altri per noi.
    Quindi invito tutti i lettori ad esaminare attentamente e in preghiera la questione e di decidere il da farsi.

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    1. Grazie per il tuo intervento, ...A.
      Condivido in pieno quello che scrivi infatti, a differenza dell'intendimento relativo al 1914 (che non dovrebbe cambiare sostanzialmente il mio modo di vivere la Verità e che posso anche tenere per me) non può dirsi lo stesso di questo.
      E' necessario riflettere attentamente, pregare e poi decidere personalmente cosa fare.
      "Purtroppo" la torre di Guardia metteva in risalto che anche "non decidere" è una decisione e quindi la faccenda è spinosa perché nessuno è neutrale. Acquistare conoscenza biblica è responsabilità individuale di ogni cristiano e dal momento che ci siamo dedicati e battezzati dubito che Geova possa esimerci da questa responsabilità

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    2. Purtroppo la wt ha fatto confusione tra nuovo patto e patto per un regno. Quella sera del 13 nisan Cristo fece due patti, il nuovo patto che sostituì la legge mosaica a cui partecipò pure Giuda, e poi il patto per un regno a cui parteciparono solo gli apostoli fedeli! Quindi deduco che tutti coloro che ripongono fede in Cristo debbano prendere gli emblemi.

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    3. Tutto ciò è confermato da una onesta lettura di Luca 22:21. In questo versetto si comprende che Giuda era ancora a tavola dopo aver preso gli emblemi (versetti 17-19). Poi i versetti 28 e 29 riguardano il patto per un regno, che niente ha a che fare con il nuovo patto!

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    4. Grazie per il tuo intervento, Apostolo Giovanni.
      Continua a scavare

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  3. Grazie a te! Mi piace questo blog proprio perché si tratta di profezie! Lascio agli altri le diatribe! Grazie ancora

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  4. Caro Israeli in vista della commemorazione sto ristudiando l'argomento da diverse angolature, negli articoli che parlano di questo argomento usi spesso la scrittura di Matt. 11:12 dove si comprende che tutti possiamo "spingerci avanti" per afferrare il Regno dei Cieli, nella nuova TNM viene usata l'espressione "obiettivo che perseguono con tenacia" allora per fare chiarezza ho consultato altre tre traduzioni e con mio stupore ho trovato in tutte e tre questa traduzione del versetto 12 :"dai giorni di Giovanni Battista fino ad ora, il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono". Che ne pensi?
    Inoltre, secondo te 1 Corinti 11:27 che dice"Quindi chiunque mangia il pane o beve il calice del Signore in modo indegno sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore" a chi si riferisce?Solo a chi può avere peccati nascosti che lo renderebbero indegno? O anche a chi non ha capito bene se deve prendere gli emblemi o no?

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    1. Ciao Will, hai fatto benissimo a fare questo commento. Per quanto riguarda Matt. 11:12 ti risponderei "a braccio" essendo ragionevolmente convinto di sapere la risposta ma dal momento che prendo queste cose molto sul serio, mi prendo un po' di tempo per fare una ricerca accurata e quindi darti una risposta. Per quanto riguarda 1 Corinti 11:27, invece, lì non si parla di coloro che "non hanno capito se prenderli o no" perché il "non prenderli" non è affatto preso in considerazione nelle Scritture. Tutti i cristiani devono prenderli e nessun primo cristiano ha mai seguito la commemorazione da "osservatore". Semmai la ferma riprensione di Paolo è di presentaesi per quell'occasione degni, puliti, rispettosi. Non essere ubriachi, sporchi o avere qualcosa che potrebbe dimostrare mancanza di rispetto per una celebrazione così solenne.
      Anche per quanto riguarda il peccatore, di per sé, non significa che non dovrebbe commemorare (dal momento che il sangue di Cristo serve proprio a questo: perdonare i peccati) ma comunque di mostrare pentimento e rispetto. Solo in questo modo prendiamo gli emblemi degnamente

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    2. (prima parte) Risposta a Will Turner. Dunque veniamo alla tua giusta osservazione.
      Come hai evinto la maggiorparte delle traduzioni riportano in maniera letterale dal testo greco (perché confrontando anche con l’interlineare è evidente che queste sono grossomodo le parole che Gesù disse).
      Però il punto è comprendere cosa volesse dire il Signore infatti questo passo biblico viene considerato “difficile” dagli esegeti.
      La spiegazione degli esegeti è il motivo principlae per cui la TnM traduce come traduce, ma noi vedremo entrambe le possibilità.
      Secondo alcuni esegeti questa scrittura identifica colui che fa violenza su se stesso (non verso il prossimo) in vista di un progresso spirituale, accede al Regno.
      Quindi dicendo “il regno dei cieli soffre violenza” significa che la persona soffre per raggiungere il regno dei cieli e I “violenti” (cioé chi fa violenza verso se stesse) se ne “impadronisce".
      Questi esegeti non sono ovviamente Testimoni di Geova.
      Io onestamente non sò se questa interpretazione sia corretta (purtroppo non ero presente quando il Signore disse quelle parole) ma possiamo fare una serie di ragionamenti.
      Il concetto di “fare violenza a se stessi” è presente nelle Scritture ed in molte frasi pronunciate dal Signore quando ad esempio disse “chi vuole essere mio discepolo prenda il suo palo di tortura” oppure quando disse “sforzatevi con vigore” e molte altre frasi su cui possiamo fare ragionamenti.
      Ovviamente non tutti gli esegeti sono d’accordo, infatti altri affermano che Gesù stesse dicendo che la nazione di Israele sarebbe stata presa di mira dai violenti, e che da quel tempo in poi I violenti se ne sarebbero impadroniti.
      Tuttavia non possiamo non evidenziare che questo concetto uscirebbe parecchio fuori dal contesto, infatti Gesù ha appena lodato Giovanni il Battista dicendo che non c’è nessuno “dai nati di donna” maggiore di lui, eppure il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.
      Inoltre la scrittura parla chiaramente del “regno dei cieli” e non del regno di Israele e quindi (anche se noi oggi abbiamo compreso che Israele non ha mai perso la sua importanza e tornerà ad essere la parte terrena di quel regno) è difficile immaginare che “i violenti” possano impadronirsi del regno dei cieli, dove il più piccolo è più grande di Giovanni ovvero in cielo.
      E’ evidente che c’è un’incongruenza notevole.
      Queste sono le diverse possibilità di traduzione.
      Ovviamente io tendo verso la prima ipotesi (altrimenti non l’avrei utilizzata in articoli così delicati) ma per onestà intellettuale partiamo dal 50% ad ognuna delle versioni (non è possibile, infatti, essere categorici anche se possiamo mettere in risalto delle difficoltà a motivo dell’esptessione “regno dei cieli”).
      Diciamo che il Signore usò l’espressione “regno dei cieli” intendendo il regno di Israele (Atti 1:6) e facendo un volo pindarico al di fuori del contesto.
      Il regno di Israele è diventato oggetto di violenza esclusivamente dai giorni di Giovanni il Battista?
      No, perché esso è stato sempre oggetto delle mire dei violenti, fin dall’inizio della storia biblica.
      In ogni caso l’unica conclusione ragionevole e onesta è che non è possibile essere categorici su quello che Gesù volesse dire in quell’occasione, in Matteo 11:12, anche se è più probabile che intendesse “sforzo personale” per raggiungere la meta e che “regno dei cieli” fosse proprio regno dei cieli, in cielo, e non il regno di Israele.
      Comunque ci sono altri passi scritturali che ci hanno fatto comprendere che il numero degli eletti non solo non è un numero chiuso (come 144.000) ma che è l’impegno personale ad essere premiato (continua...)

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    3. (seconda parte) Risposta a Will Turner. Gesù disse di “sforzarsi con vigore” e a prescindere se fosse un discorso generale e non necessariamente diretto agli “unti”, sarebbe ragionevole precludere il regno dei cieli a colui (chiunque sia) che si è sforzato con vigore e si è fatto “notare” per questo?
      Se Dio non è parziale non guarderà altre cose che lo sforzo scaturito da un amore genuino. Se, invece, il numero è chiuso e stabilito a priori, questo significa che lo sforzo non avrà più alcuna importanza. Se non fai “in tempo”, sei fuori.
      Gesù disse che per entrare nel regno dei cieli dobbiamo essere “come bambini” indicando l’umiltà, non disse “dovete arrivare in tempo, essere del numero giusto”.
      Paolo disse di “sforzarsi con vigore” e anche se le sue parole hanno a che fare con l’essere approvato o disapprovato, è evidente che il principio dell’impegno è lo stesso.
      Matteo 5:3 dice “Felici quelli che sono consapevoli del loro bisogno spirituale, perché a loro appartiene il Regno dei cieli”
      Questa scrittura lascia minimamente intendere che coloro che sarebbero stati “consapevoli del loro bisogno spirituale” sarebbero stati un numero chiuso e preordinato?
      Matteo 5:10 “Felici quelli che vengono perseguitati a motivo della giustizia, perché a loro appartiene il Regno dei cieli”
      Dobbiamo quindi supporre che il mondo di Satana perseguiterà soltanto un numero scelto di persone, scelto a priori (che dovrebbe pure conoscere e riconoscere) a dispetto di tutti gli altri che comunque predicheranno la buona notizia?
      Invece egli disse “Vi dico infatti che se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei non entrerete affatto nel Regno dei cieli” - Matteo 5:20
      Essi non dovevano rientrare “nel numero giusto” per entrare nel Regno dei Cieli ma dovevano ovviamente essere migliori degli scribi e farisei! (continua...)

      Elimina
    4. (terza e ultima parte). Risposta a Will Turner. Riflettiamo anche sul fatto che il popolo di Israele fosse rimasto fedele, da loro sarebbero usciti tutti gli eletti. Questo non fa pensare che sarebbero stati scelti a prescindere dal numero? Ma, appunto, sarebbero dovuti rimanere fedeli, cosa che non fecero.
      In Matteo 7:21 Gesù dice “Non chiunque mi dice: ‘Signore, Signore’, entrerà nel Regno dei cieli, ma solo chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”
      Se il Signore avesse voluto indicare un limite avrebbe detto ““Non chiunque mi dice: ‘Signore, Signore’, entrerà nel Regno dei cieli, ma solo chi ha la fortuna di rientrare tra i primi X e fare la volontà del Padre mio che è nei cieli
      In Matteo 13:44 Gesù dice “Il Regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo, che un uomo trovò e nascose di nuovo; e, per la gioia che provava, andò e vendette tutto ciò che aveva e comprò quel campo”
      Queste parole non fanno forse capire che per afferrare il Regno dobbiamo “vendere tutto ciò che abbiamo”, cioé rinunciare a tutto e metterlo al primo posto nella vita?
      Se vendiamo tutto ciò che abbiamo, lo acquistiamo!
      Il messaggio, in fondo, è semplice.
      Similmente si dice del mercante viaggiatore che cercava perle preziose.
      Nella parabola del Re che fa I conti con I suoi schiavi I quali gli devono del denaro, Gesù fa comprendere che per sperare di entrare nel regno dei cieli dobbiamo perdonare, e di cuore, chiunque ci abbia fatto un torto.
      Anche la parabola del “proprietario terriero che uscì la mattina presto per assumere operai per la sua vigna” del capitolo 20 è interessante.
      Il Signore dice semplicemente di “andare a lavorare nella vigna” e la paga è la stessa sia per chi è arrivato prima (probabilmente quelli del primo secolo) che per chi è arrivato ultimo (noi?)
      E così via.
      Dagli insegnamenti di Gesù capiamo che è importante impegnarsi con vigore per entrare nel regno dei cieli e anche se è ovvio che saranno “pochi gli eletti” (quanti sono disposti a lasciare tutto e vivere una vita di sacrificio arrivando a fare, con molta probabilità, una morte dolorosa?), quindi pochi quelli che si saranno spinti realmente avanti, ciò non significa che sia un numero preordinato e che, una volta raggiunto questo numero, a prescindere dagli sforzi non si possa afferrare la meta.
      Anche ammettendo la possibilità che Gesù, in Matteo 11:12 non abbia detto quello che crediamo noi, ciò non toglie che questo insegnamento è presente nelle Scritture in maniera preponderante e logica.
      Questo rientra nel concetto di Dio imparziale che conosciamo.

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