La ruota e la strada — il karma davanti alla giustizia di Dio
Mentre passava, vide un uomo che era cieco fin dalla nascita. E i suoi discepoli lo interrogarono, dicendo: «Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». - Giovanni 9:1-2
Voglio iniziare questo articolo raccontando un’esperienza personale.
Diversi anni fa dovevo distribuire volantini in un paesino. Niente di religioso: erano corsi di memoria.
Il sindaco di quel paese lo venne a sapere. E che fece? Non mi chiese permessi o cose simili. Non chiese bolli, marche, moduli in triplice copia. Mi chiese di dividerli con lui.
E si mise a distribuirli con me.
Un sindaco, che neppure conoscevo. Una figura pubblica, di quelle che di solito hanno un'agenda anche per starnutire. Incredibile.
Perché lo fece? Perché era di religione indù e credeva in una cosa semplice: fai del bene e ne avrai bene.
Credeva nel karma.
Mettiamolo agli atti, prima di ogni altra cosa: quest'articolo non è un processo a quel sindaco, né alle tante persone sincere che come lui provano a vivere bene.
Anzi, lo dico con franchezza: in certi ambienti "cristiani" ho trovato più polemiche, più durezza, meno empatia e meno disponibilità a ragionare di quanta ne abbia mostrata quell'uomo con un pacco di volantini altrui sotto il braccio.
L'imputato di oggi non è lui né quelli come lui. È la dottrina.
La parte vera
Perché il karma, presentato bene, sembra funzionare. Vediamolo.
L'idea di fondo è antica e ha una sua eleganza: ogni azione produce un frutto. Il bene genera bene, il male genera male. Nessuna azione va perduta; l'universo tiene i conti.
E se i conti non tornano in questa vita, torneranno nella prossima: si rinasce, e si rinasce secondo il proprio comportamento.
Le Upanishad lo dicono senza giri di parole: chi si è condotto bene ottiene una nascita gradevole; chi si è condotto male, una nascita miserabile.¹
La Bhagavad Gita usa un'immagine celebre: come un uomo smette abiti consumati e ne indossa di nuovi, così l'anima cambia corpo.²
E gli effetti pratici?
Spesso buoni, ammettiamolo.
Chi crede al karma ha un motivo per essere onesto anche quando nessuno lo guarda. Ha un motivo per aiutare uno sconosciuto coi volantini. Ha un freno interiore che non dipende dai carabinieri o dal giudizio morale altrui.
"La sapienza è riconosciuta giusta dalle sue opere", disse Gesù - Matteo 11:19
E le opere, qui, sembrano parlare chiaro.
Un sindaco gentile. Milioni di persone che cercano di fare del bene. Che cosa vogliamo di più?
Sembra giusto. Sembra equo.
Sembra sapienza.
Sembra.
La prima crepa: la mira
Maggio 2008. Un terremoto di magnitudo 7,9 devasta il Sichuan, in Cina: circa 69.000 morti accertati, quasi 18.000 dispersi, milioni di sfollati. Intere scuole crollate sui bambini.³
Pochi giorni dopo, al festival di Cannes, un'attrice famosa rilascia un'intervista.
Non è contenta di come il governo cinese tratta i tibetani e davanti alle telecamere si domanda del terremoto: "È karma? Quando non sei gentile, le cose brutte ti capitano".⁴
Apriti cielo. Scuse pubbliche, pubblicità ritirate, cinema che boicottano i suoi film.⁵
Ma noi non siamo interessati allo scandalo mondano: siamo interessati alla logica.
Perché quell'attrice non stava bestemmiando contro il karma. Lo stava applicando.
Se ogni sventura è frutto di una colpa, il ragionamento è quello. Lei ha solo avuto la franchezza di dirlo al microfono.
E allora facciamo la domanda che nessuno le fece.
Le decisioni sul Tibet chi le aveva prese? Il governo, a Pechino.
E il terremoto chi colpì? Contadini del Sichuan. Scolaresche. Bambini.
Il karma ha una giustizia geografica? Delibera il palazzo, e paga il villaggio a milleottocento chilometri di distanza?
Un giudice che condanna sistematicamente le persone sbagliate, in qualunque tribunale umano, verrebbe rimosso. Questa invece dovremmo chiamarla "legge cosmica di giustizia"?
E c'è di peggio. Perché se quel terremoto era una retribuzione, allora — teniamoci forte — quei 69.000 se lo meritavano. Ognuno di loro. Anche i bambini sotto le macerie.
Nessun difensore del karma pronuncerebbe volentieri questa frase ad alta voce ma è scritta nella dottrina, non nel nostro sarcasmo.
E prima che qualcuno scrolli la testa: quanti "cristiani" abbiamo sentito chiamare un terremoto "castigo di Dio"? Stesso identico errore, altra bandiera.
Con una differenza, però: il Libro su cui questi ultimi farebbero riferimento, quella logica la boccia in pieno.
Gesù, davanti ai fatti di cronaca del suo tempo — i galilei massacrati da Pilato, i diciotto morti sotto la torre di Siloe — domandò: "Pensate che fossero più colpevoli di tutti gli altri?". E rispose lui stesso: "No, vi dico" - Luca 13:1-5
Duemila anni fa. Logica bocciata. E' scritto.
La seconda crepa: la culla come cella
Ma la mira imprecisa è ancora la crepa piccola. Ora arriva quella grande.
Seguiamo la dottrina fino in fondo, senza aggiungere nulla di nostro.
Se ogni condizione di nascita è frutto delle vite precedenti, allora chi nasce cieco... in fondo se l'è cercata. Chi nasce zoppo, storpio, malato: sta semplicemente scontando qualcosa che ha fatto.
La stessa Upanishad che abbiamo citato lo dice apertamente: la condotta abominevole produce una nascita abominevole.¹
Non è una degenerazione della dottrina: è proprio la dottrina.
Pensiamoci. Un neonato cieco, secondo questo sistema, non è una vittima da soccorrere ma un condannato all'inizio della legittima pena. La culla diventa una cella.
E questo aggiunge un peso a chi già ne porta uno. Alla fatica di una vita difficile, di dolore e durezza, si somma il sospetto universale: chissà cosa avrà fatto.
Chi hai ucciso, nell'altra vita? A chi hai fatto torto?
La domanda aleggia su ogni carrozzina, su ogni bastone bianco.
Terribile? Sì. E non abbiamo ancora finito.
Perché ora arriva la beffa.
La beffa: la multa senza verbale
Facciamo un'analogia da vita quotidiana.
Ci arriva a casa una multa. Cifra salata. Ma sul foglio non c'è scritto niente: né l'infrazione, né la data, né il luogo. Solo il nostro nome e l'importo.
Telefoniamo per contestare. Risposta: "Non è previsto. Paghi".
Chiediamo almeno cosa abbiamo fatto, per non rifarlo!
Risposta: "Non è dato saperlo. Paghi".
Chiunque di noi griderebbe all'ingiustizia. Qualunque tribunale del mondo, anche il più scalcinato, ti notifica il capo d'accusa.
È il minimo sindacale della giustizia: sapere di cosa sei accusato.
Il karma no.
Chi nasce zoppo sconta una colpa che non ricorda. Non sa chi ha danneggiato, quindi non può risarcirlo. Non sa cosa ha fatto, quindi non può evitare di rifarlo. Non ricorda, quindi non può nemmeno pentirsi — e il pentimento sarebbe l'unica cosa capace di interrompere il ciclo.
Può solo pagare.
Una giustizia che ti impedisce strutturalmente di rimediare non sta correggendo nessuno. Sta solo riscuotendo.
E la beffa ha un ultimo livello.
Chiediamo: chi paga, esattamente?
I testi buddhisti più antichi affrontano la domanda con onestà.
Al re Milinda che chiede se chi rinasce è la stessa persona di prima, il monaco Nagasena risponde: "Né lo stesso, né un altro".⁶
Né lo stesso, né un altro.
Riflettiamo: la pena è certa, il condannato è indefinito. Sconta uno che non è quello che ha commesso il fatto — ma non è nemmeno un altro.
Provi un avvocato a lavorare con un fascicolo così.
L'udienza che il Testo aveva già trattato
E adesso apriamo la Bibbia perché questa domanda esatta — proprio questa — qualcuno la fece a Gesù.
Giovanni 9. I discepoli vedono un uomo cieco dalla nascita. E chiedono: "Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché nascesse cieco?" - Giovanni 9:2
Rileggiamo: "lui... perché nascesse cieco".
Peccato prima di nascere. La logica della colpa prenatale circolava anche in Giudea. La domanda karmica, parola per parola.
E Gesù la smonta in una riga: "Né lui ha peccato, né i suoi genitori" - Giovanni 9:3
Fine del processo a carico della culla. Il cieco nato non è un imputato: è una vittima.
Non è un'improvvisazione: è la linea costante del Testo.
Ezechiele 18:20: "L'anima che pecca, quella morirà; il figlio non porterà l'iniquità del padre".
Deuteronomio 24:16 lo aveva già fissato per legge secoli prima. La colpa non migra tra generazioni; figuriamoci tra vite che nessuno ricorda.
"E il peccato ereditato, allora?"
Obiezione giusta, ma spieghiamola bene.
La Bibbia parla eccome di una tara che ci portiamo dalla nascita: "per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato la morte" - Romani 5:12
Non è karma anche questo?
Assolutamente no, ed ecco le differenze, una per una.
Primo: la tara è comune, non personalizzata. Ce l’ho io. Ce l’hai tu.
Nessuno nasce cieco perché più colpevole del vicino; come umanità nasciamo tutti nella stessa condizione, come una famiglia che eredita la stessa fragilità genetica.
Il karma stila classifiche alla culla; Romani 5 dice "tutti" (v. 12), senza graduatorie.
Secondo: la tara ha un'origine documentata — un uomo, un atto, un racconto agli atti — non un debito anonimo di vite dimenticate.
Terzo, decisivo: Dio distingue ciò che il karma confonde.
La Legge stessa separa il peccato involontario, commesso per errore, dal peccato a mano alzata, deliberato - Numeri 15:27-31
Il primo va comunque combattuto — nessuno qui predica il "tanto non è colpa mia" — ma Dio tiene conto del secondo, quello volontario, quello di cui sappiamo e possiamo pentirci.
E la tara involontaria? Non ce la fa scontare a rate: ha messo in calendario di eliminarla - 1 Corinti 15:26; Romani 8:21
Il karma ti presenta il conto di ciò che non puoi ricordare.
Dio ti chiede conto di ciò che scegli — e si è impegnato a guarire il resto.
Onestà fino in fondo, però: la Bibbia non promette che i conti torneranno in questa vita.
"Tempo e avvenimenti imprevisti capitano a tutti" - Ecclesiaste 9:11
In questo mondo il giusto spesso soffre e il malvagio prospera, è un fatto, e il Testo lo dichiara senza troppi giri di parole - Salmo 73; Ecclesiaste 8:14
È meno consolante di una ruota che prima o poi gira, è vero. Ma non condanna nessun neonato.
Disincantata, forse, la giustizia di Dio. Ma non cieca.
Il caso limite: la biografia che falsifica la ruota
Ogni teoria ha il suo esperimento decisivo. Per il karma, l'esperimento ha un nome.
Se il karma fosse vero, la vita più giusta mai vissuta avrebbe dovuto essere la più benedetta. Salute, ricchezza, onori, vecchiaia serena.
Guardiamo cosa accadde, invece, all'uomo di cui perfino i giudici più ostili dissero "non trovo in lui colpa alcuna".
Fece bene, e ne ricavò malissimo. Guarì le persone, e fu accusato. Disse la verità, e fu chiamato bestemmiatore. Fu disprezzato, rigettato, umiliato, ucciso.
E attenzione: la lettura karmica della sua sofferenza sta già nel Testo — messa in bocca a chi si sbagliava.
Isaia 53:4: "noi lo stimavamo colpito, percosso da Dio e umiliato".
Eccolo, il ragionamento della ruota: soffre, dunque se lo merita.
E il versetto è costruito apposta per smentirlo: noi lo stimavamo — lo credevamo, e ci sbagliavamo. Il profeta mette a verbale l'errore secoli prima che venga commesso.
Lo stesso errore risuona ai piedi della croce: "Ha salvato altri, salvi se stesso" - Luca 23:35
Sottinteso: se fossi davvero innocente, non ti troveresti lì.
Il meccanismo non lo tirò giù. Perché il meccanismo non esiste.
E qui la storia prende il bivio perché Gesù tornò in vita — è vero — ma notiamo come ne parla la Bibbia.
Non dice mai "risorse per legge di natura". Non c'è nessuna molla, nessun raddoppio automatico del merito, nessun giro di ruota.
C'è un verbo attivo con un soggetto: "Dio lo ha risuscitato" - Atti 2:24
Se Dio non lo avesse risuscitato, il male avrebbe vinto.
Nessun karma, nessun meccanismo di riequilibrio universale avrebbe sistemato le cose.
Questa terribile ingiustizia non si sarebbe mai riparata da sola.
Fu un atto, una decisione, a cambiare le cose. Una sentenza, non una molla.
E la sentenza è perfino motivata.
Filippesi 2:8-9: ubbidiente fino alla morte di croce — "per questo Dio lo ha sovranamente innalzato".
Un Giudice Onnipotente ha valutato e deciso.
Il karma non motiva le sue sentenze; non ha un volto, dei sentimenti e nemmeno una scrivania.
E Gesù stesso, nel momento in cui un’anonima e meccanica ruota lo avrebbe dichiarato colpevole, a chi si appellò?
Non a un ciclo o a qualcosa di impersonale ma ad una Persona:
«Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito» - Luca 23:46
"oltraggiato, non rendeva gli oltraggi... ma si rimetteva a Colui che giudica giustamente" - 1 Pietro 2:22-23
Rimase fermo nella sofferenza... e fu Dio a fare tutta la differenza.
Non un altro giro sulla ruota e non una cancellazione della memoria: "ero morto, ed ecco, sono vivente per i secoli dei secoli, e ho le chiavi della morte" - Apocalisse 1:18
Vivo, premiato, con memoria e con le chiavi della morte. Chi ha le chiavi può aprire. La ruota, le porte, le avrebbe chiuse e basta.
Quando il muto canterà
E il cieco nato? Lo zoppo? Il muto? Quelli che il karma aveva schedato come colpevoli in espiazione?
La Bibbia descrive loro e il loro futuro ed è il rovesciamento esatto della cella.
"Allora si apriranno gli occhi dei ciechi, si schiuderanno gli orecchi dei sordi; allora lo zoppo salterà come un cervo, e la lingua del muto canterà di gioia" - Isaia 35:5-6
Guardiamo l'elenco. Il cieco, il sordo, lo zoppo, il muto. La dottrina della ruota li incolpa; la promessa di Dio li guarisce. Uno per uno.
E questo avverrà quando questo sistema — malvagio e profondamente ingiusto, coi piccoli e coi grandi — sarà finito.
Non si tornerà "su una ruota infinita": la ruota non c'è mai stata e meno male.
Si arriverà alla meta.
Perché la speranza biblica non è un cerchio ma una strada. Una strada tortuosa, sì, ma con una destinazione.
"La morte non ci sarà più, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate" Apocalisse 21:4
Le cose di prima sono passate. Non “altro giro, altra corsa”.
Sono passate.
E il perdono?
È l'esatto contrario della multa senza verbale.
Dio perdona colpe personali, reali, non quelle immaginarie di vite mai avute e dimenticate.
"Venite, e discutiamo insieme... quand'anche i vostri peccati fossero come lo scarlatto, diventeranno bianchi come la neve" - Isaia 1:18
Discutiamo insieme: c'è il fascicolo, c'è l'udienza, c'è l'imputato che sa di cosa si parla — e proprio per questo può confessare ed essere perdonato.
E soprattutto c'è un Giudice desideroso di perdonare.
Nessuno porterà mai più il peso e neppure il sospetto di cose mai commesse.
E nemmeno, alla fine, il peso di quelle commesse davvero se ci sarà pentimento sincero.
Coloro che Dio perdonerà godranno una vita piena e felice, senza più tare da scontare né conti anonimi da saldare.
Non una legge impersonale che gira a vuoto per l'eternità, ma una Persona che riempie ogni cosa e sazia il desiderio di ogni vivente: "Dio sarà ogni cosa a tutti" - 1 Corinti 15:28
Il karma produce anche comportamenti buoni, e lo riconosciamo volentieri, ma le opere buone dei credenti non dimostrano la dottrina — la dimostrerebbe la sua giustizia. E nel karma non c’è giustizia.
Il karma ha una mira miope: delibera Pechino, paga il Sichuan. E costringe i suoi difensori coerenti a dichiarare colpevoli 69.000 vittime di terremoto, bambini inclusi.
Il karma trasforma la culla in una cella: chi nasce cieco o storpio "se l'è meritato". La sua stessa dottrina lo mette per iscritto.
Il karma è una multa senza verbale: pena certa, accusa ignota, pentimento impossibile.
La Bibbia aveva già bocciato questa logica millenni fa: né il cieco nato (Giovanni 9:3), né le vittime di Siloe (Luca 13:1-5) erano colpevoli. La tara ereditata è comune, documentata e destinata all'eliminazione; il conto personale riguarda solo ciò che scegliamo.
La vita di Gesù falsifica la ruota: il più giusto di tutti ricevette il peggio possibile, e la sua risurrezione non fu un meccanismo amorfo e automatico ma una sentenza motivata, firmata da un Giudice con Nome, Intenzione e Personalità - Atti 2:24; Filippesi 2:9
Il futuro promesso rovescia la cella: il cieco vedrà, lo zoppo salterà, il muto canterà - Isaia 35:5-6
Le cose di prima passano, non ricominciano. No, non ricominciano.
In conclusione...
Il karma è un tribunale senza giudice, senza fascicolo e senza appello. La giustizia di Dio ha un Giudice con Nome, un'udienza con data e una sentenza motivata.
La ruota ricicla i condannati. Dio li assolve, li guarisce e li consola.
Il karma promette un'altra vita – infinite vite – per pagare il conto. Dio promette la vita eterna — e il conto lo ha già pagato qualcun altro.
La legge dell'Eterno è perfetta, ristora l'anima; la testimonianza dell'Eterno è verace, rende savio il semplice. I precetti dell'Eterno sono giusti e rallegrano il cuore; il comandamento dell'Eterno è puro e illumina gli occhi. Il timore dell'Eterno è puro, rimane in eterno; i giudizi dell'Eterno sono verità, tutti quanti sono giusti – Salmo 19:7-9
E sindaco, se leggerà mai questo articolo, se arriverà mai a lei, vorrei dirle di continuare a fare del bene, come ha sempre fatto, perché è giusto. Perché Dio se lo aspetta e ne terrà conto.
Ma vorrei anche dire a lei, e a tutti quelli come lei, di abbandonare questa dottrina, che è falsa e giusta solo in apparenza.
Vorrei dire a lei, e a quelli come lei “Scendete dalla ruota e percorrete la strada che condurrà ad un’unica meta: la felicità”.
Con Dio.
E per sempre.
Note
Chandogya Upanishad 5.10.7: chi ha avuto una condotta gradevole ottiene una nascita gradevole (brahmano, kshatriya, vaishya); chi ha avuto una condotta fetida ottiene una nascita fetida — "di cane, di maiale o di fuoricasta (candala)". Trad. inglese di riferimento: P. Olivelle, The Early Upanishads, Oxford University Press, 1998, p. 237; trad. italiana in Upaniṣad, a cura di C. Della Casa, UTET, 1976.
Bhagavad Gita 2:22: "Come un uomo depone gli abiti consumati e ne prende di nuovi, così l'anima incarnata depone i corpi consumati ed entra in altri nuovi".
Terremoto del Wenchuan (Sichuan), 12 maggio 2008, magnitudo 7,9 (USGS). Bilancio ufficiale del Consiglio di Stato cinese (luglio 2008): 69.227 morti accertati, 17.923 dispersi, oltre 15 milioni di sfollati; 5.335 studenti morti o dispersi nel crollo delle scuole (dato ufficiale, maggio 2009).
Sharon Stone, intervista a Cable Entertainment News (Hong Kong) al Festival di Cannes, 22 maggio 2008; ripresa da Reuters, AFP e Variety il 26-28 maggio 2008. Il video integrale è tuttora reperibile in rete.
Scuse pubbliche dell'attrice e comunicato della casa di moda Dior con ritiro delle pubblicità in Cina, 29 maggio 2008 (fonti: VOA News, AFP).
Milindapañha II,2,1 (Le domande del re Milinda): alla domanda se chi rinasce sia la stessa persona o un'altra, Nagasena risponde "na ca so na ca añño" — "né lo stesso, né un altro". Trad. inglese: T.W. Rhys Davids, The Questions of King Milinda, Sacred Books of the East, vol. 35, Oxford, 1890, p. 63.
Tutte le citazioni bibliche sono verificabili su qualunque traduzione; i passi chiave: Luca 13:1-5; Giovanni 9:1-3; Ezechiele 18:20; Deuteronomio 24:16; Romani 5:12; Numeri 15:27-31; Ecclesiaste 8:14; 9:11; Salmo 73; Isaia 1:18; 35:5-6; 53:4; Atti 2:24; Filippesi 2:8-9; 1 Pietro 2:22-23; 1 Giovanni 1:9; Apocalisse 1:18; 21:4; 1 Corinti 15:26-28.







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