Nord, sud, Israele e altri dettagli trascurabili
"Sono ciechi, guide di ciechi; e se un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno nella fossa." - Matteo 15:14
Come trovare il nord con la filosofia e il sud con la fortuna
Immaginiamo di chiedere a qualcuno indicazioni per raggiungere un
luogo.
Lui ci risponde:
"Vai dritto verso nord per
cinque chilometri. Poi gira a est. Poi prosegui per tre chilometri
verso sud."
Le istruzioni sono perfette: direzioni precise,
distanze precise, sequenza precisa.
Manca soltanto un piccolo,
insignificante dettaglio.
Da dove parto?
Se parto
da Milano arrivo da una parte.
Se parto da Roma arrivo da
un'altra.
Se parto da Tokyo arrivo da un'altra ancora.
Se
mi trovo al Polo Nord, "nord" semplicemente non esiste e
tutte le indicazioni vanno in tilt.
Senza il punto di partenza
le coordinate non identificano un bel niente.
Eppure qualcuno
si ostina dicendo "Seguitemi, vi guido io!" anche dopo
essersi perso e aver fatto marcia indietro mille e mille volte.
Tutto questo ha a che fare con il fulcro biblico molto più di
quanto sembri.
1. Re del nord, re del sud: due titoli o nomi di battesimo?
Nella Bibbia "re del nord" e "re del sud" non
sono nomi propri.
Non esiste un signor Del Nord con un
passaporto, come potrebbe avere un signor Del Monaco.
Non esiste
un signor Del Sud che firma documenti ufficiali.
Sembra banale ribadirlo ma questi non sono cognomi.
Sono
posizioni. Sono coordinate.
E una coordinata,
come abbiamo appena visto, esiste solo in virtù di un punto di
riferimento.
La cosa curiosa è che il nome stesso del
personaggio dichiara già il problema metodologico.
"Re del
nord" significa re che si trova a nord di qualcosa.
"Re
del sud" significa re che si trova a sud di qualcosa.
Prima
di chiedersi chi sono e quanti sono, forse, la domanda fondamentale
dovrebbe essere “rispetto a chi o cosa sono nord e sud?”
È semplice?
Strano… perché nel corso dei secoli, praticamente da duemila anni a questa parte, questa è proprio l’unica domanda che è stata sistematicamente e categoricamente ignorata.
2. Il punto di riferimento... quando conviene
Ben pochi contesterebbero che questi due re, in passato, si
trovassero a nord o a sud della Giudea e ben pochi farebbero lunghe
discussioni filosofiche per spiegare perché si chiamassero così.
Vengono chiamati così perché si trovano lì: a nord e a sud
del “paese splendido” – Daniele 11:16, 41
Quel paese è
Israele.
E qui sorge già un piccolo problema di metodo e di
coerenza.
Se in quella che per molti è profezia storica "nord" e "sud" sono nord e sud rispetto a Israele... perché nella sua eventuale applicazione futura dovrebbe smettere di esserlo?
Perché il “paese splendido”, ovvero l’oggetto della contesa
che dà il nome a questi due re, diventa improvvisamente Warwick, il
Vaticano o Canicattì?
Quale versetto, e quando, annuncia il
cambio di punto di riferimento?
E soprattutto… anche accettando questa possibilità - per puro amore del ragionamento - questi due re sarebbero comunque a nord e a sud del nuovo punto di riferimento, giusto?
Sarebbero a nord e a sud del presunto nuovo punto di riferimento, qualunque esso sia, semplicemente perché, diversamente, non si chiamerebbero così.
Beh, strano allora che per alcuni il re del sud sia la potenza anglo-americana perché l’oggetto della contesa, ovvero il nuovo “paese splendido” qualunque esso sia, dovrebbe essere a nord dello stesso.
E quindi qual è il paese splendido? L’Islanda (rispetto all’Inghilterra)?
O il Canada (rispetto agli USA)?
E a sua volta dovrebbe esserci un “re del nord” che dovrebbe trovarsi a nord di entrambi.
Cosa resta? Il polo Nord?
3. Nord rispetto a cosa?
Provate a osservare un mappamondo.
Mosca è a nord di Israele?
Sì.
Mosca è a nord di Roma? Sì.
Mosca è a nord di
Stoccolma? No.
"Nord" non è una qualità intrinseca di un luogo. È una relazione.
Eppure, leggendo molti commentari si ha l'impressione che certe potenze siano "nord" per natura. Come se "nord" fosse una proprietà metafisica, una sorta di carattere spirituale.
La Russia sarebbe nord. L'America sarebbe nord. L'Europa sarebbe nord. Talvolta sarebbero nord contemporaneamente, in articoli diversi dello stesso autore. Anzi, per alcuni l'America è addirittura "sud", come abbiamo visto.
La geografia, nel frattempo, sta a guardare.
4. Re del nord, re del sud: per chi e secondo chi?
Quando un interprete identifica un certo personaggio come "re del nord", sta toccando due questioni, anche se solo la prima è dichiarata.
La prima — esplicita —
è: questo personaggio è il re del nord.
La seconda — quasi
sempre taciuta — è: il punto rispetto al quale si trova a nord è…
Ma è proprio la seconda questione a rivelare qualcosa non solo dell’interpretazione ma anche dell’interprete.
Perché se la mappa di Daniele è ancorata al "paese splendido", ogni candidato che non funziona su quella mappa non è semplicemente un candidato sbagliato: è un candidato pesato su una mappa diversa, senza che a nessuno sia stato fatto notare il cambio.
Prendiamo qualche caso.
Quando una buona parte del protestantesimo storicista identificò Napoleone come re del nord, il punto di riferimento implicito non era più Gerusalemme ma Roma.
Più precisamente il Vaticano.
La griglia di lettura non era "nord e sud rispetto alla terra promessa" ma "potenze che si muovono contro o attorno al papato".
Una lettura del genere, per quanto storta, aveva una sua coerenza interna: lì era effettivamente la lotta confessionale del momento. Resta, però, una lettura che ha sostituito il centro, quello vero.
La nazione di Daniele è uscita dal quadro, e di molto, e al suo posto è entrato un riferimento ecclesiastico.
Lo stesso meccanismo, traslato di due secoli, vale per il tempo presente.
Quando l'organizzazione che ha sede a Warwick (salvo nuova luce della prossima settimana) identifica l'impero anglo-americano come re del sud, l'operazione mentale è la stessa.
Inghilterra e Stati Uniti
come re del sud.
Sud rispetto a cosa?
All'Islanda?
Non esiste — non può esistere — un sistema di riferimento geografico in cui Londra e Washington si trovino a sud di Israele, per ovvi motivi, né a sud di Roma, né a sud di una qualunque altra collocazione Se la mappa fosse quella di Daniele, semplicemente, quei due paesi non si chiamerebbero così.
Il punto di riferimento implicito di quella lettura, infatti, non sarebbe geografico ma organizzativo.
In pratica la loro interpretazione sarebbe che per “sud” si intende la potenza che si oppone, contende od ostacola un certo soggetto centrale — che, nella lettura in questione, è l'organizzazione stessa.
A quel punto la profezia non parla più del proposito di Dio in relazione alla sua nazione storica (che sarebbe stata abbandonata) ma parla del rapporto tra le potenze del mondo senza alcun punto di riferimento geografico
Ma qui emerge un secondo problema, ancora più imbarazzante del primo.
Se il criterio per distinguere nord e sud è "chi si oppone al popolo di Dio" (chiunque creda di esserlo), allora i due re diventano indistinguibili e intercambiabili.
Perché nella profezia si oppongono entrambi. Entrambi attaccano. Entrambi vengono attaccati. Entrambi fanno e rompono alleanze. Entrambi muovono guerra. Entrambi vengono giudicati. Nel corso di Daniele 11 i due re si scambiano il ruolo di aggressore e aggredito, di vincitore e perdente, di intrigante e tradito. Non c'è nessun versetto in cui uno sia "il buono" e l'altro "il cattivo". Sono due potenze che si fronteggiano, e si fronteggiano per quello che sono: due regni geograficamente collocati ai due lati della terra che li separa.
Se non è un'indicazione geografica, e "sud" significa semplicemente "chi si oppone al soggetto centrale", cosa significa allora "nord"? La stessa cosa? E allora perché il testo si ostina a usare due nomi diversi?
Tolta la geografia, non c'è più alcun criterio per distinguerli.
Uno vale l’altro, chiunque può attaccare o subire un'attacco e noi possiamo chiamarlo “re del nord”, “re del sud”, “re dell’est”, “fatina dei denti” o “Vattelapesca”. Non cambia nulla.
Restano due etichette intercambiabili appiccicate a due nemici diversi, e l'interprete è libero di assegnarle a piacere.
Ma a quel punto siamo tornati esattamente al punto da cui eravamo partiti.
Avevamo detto, all'inizio, che "re del nord" e "re del sud" non sono nomi propri ma posizioni.
La lettura che abbandona la geografia li trasforma esattamente nell'opposto: in nomi propri, come Luigi e Francesco. In due bandierine simboliche da appendere a chi pare. Le coordinate cartografiche del testo diventano targhette vuote, e l'unica cosa che le tiene distinte è la decisione dell'interprete.
L'elenco si potrebbe allungare.
Per qualcuno il re del nord è stato Napoleone. Per altri Guglielmo II. Per altri Hitler. Poi è arrivata la Germania nazionalsocialista, poi l'Unione Sovietica, poi qualcosa di più sfumato dopo il 1991 (che, sospettosamente, ha lasciato senza candidato proprio quando il candidato principale è crollato). Per altri ancora è un'entità futura che deve ancora manifestarsi. Ad ogni "nuova luce", ad ogni revisione editoriale, ad ogni assestamento geopolitico, il candidato si sposta.
Il punto di riferimento implicito, invece, rimane silenziosamente lo stesso. E silenziosamente sbagliato.
I re cambiano sempre a seconda delle mode, degli interessi, della situazione storica, del tempo che fa e del piede con cui ci si sveglia. Quello che non cambia mai, è l’assenza di Israele in tutto questo.
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| A nord e a sud di cosa si trovano, questi re, se Israele non è Israele? |
5. Il 1948 risolve un problema causandone mille altri
Per circa millenovecento anni Israele non è esistito come entità nazionale.
È in questo lunghissimo periodo che si sono formate la maggior parte delle interpretazioni tradizionali di Daniele 11 nella sua "parte futura".
La cosa interessante è che, in quell'arco di tempo, nessuno notava il problema della bussola.
Era normale che non lo si notasse. Senza il punto di riferimento, qualunque potenza poteva candidarsi al ruolo di re del nord, qualunque altra a quello di re del sud. La definizione era diventata fluttuante perché il sistema di coordinate era assente.
Il 1948 non fa compiere automaticamente la profezia. Non identifica automaticamente il re del nord, né il re del sud. Fa qualcosa di apparentemente più piccolo e molto più importante: ripristina il sistema di riferimento senza il quale la profezia non era nemmeno interpretabile.
A questo punto un'enorme quantità di interpretazioni storiche diventa strutturalmente datata, mandando in pensione centinaia di esegeti e migliaia di pagine inutili.
Risolve un problema, il più importante, ma ne causa mille altri.
E i problemi che causa non riguardano il testo biblico ma chi ha costruito l’intera carriera sulla Sua manipolazione.
6. L'errore metodologico (e perché si ripete con altri soggetti)
A questo punto si potrebbe pensare che il problema sia di chi sbaglia il candidato. Non è così semplice. Il problema è precedente, ed è un problema di metodo e onestà intellettuale.
La sequenza corretta sarebbe questa: il testo definisce un ruolo; il ruolo richiede una posizione; la posizione richiede un tempo; solo a quel punto si cerca chi soddisfa tutti e tre. Ruolo → posizione → tempo → identificazione.
La sequenza spesso praticata, invece, è esattamente inversa.
Si parte dall'identificazione — di solito decisa per ragioni che con il testo c'entrano ben poco — e da lì si torna indietro, adattando il resto. Identificazione → posizione adattata → tempo adattato → ruolo adattato.
Nel primo caso si legge il testo. Nel secondo lo si manipola.
E quando lo si manipola, accade esattamente quello che abbiamo visto fin qui. Si decide che il re del sud è l'impero anglo-americano e da lì in poi si lavora di forbici e di filosofia. Si decide che il re del nord è la Russia e, quando la Russia non funziona più, si passa a "un'entità ancora da identificare che si manifesterà nel tempo della fine".
A nessun candidato viene mai chiesto di trovarsi effettivamente a nord di qualcosa. Gli si chiede solo di essere antipatico al momento giusto.
Lo stesso identico procedimento si applica a diversi altri soggetti come ad esempio alla Bestia dell'Apocalisse.
Per qualcuno è stata il papato, per altri il Sacro Romano Impero, poi la Società delle Nazioni, poi le Nazioni Unite, poi l'Unione Europea, poi una futura confederazione mondiale delle religioni, poi "il sistema politico globale" quando non si trova di meglio.
Ogni candidato viene presentato come l'unico che davvero soddisfa il testo — finché un evento storico non lo rende imbarazzante. A quel punto, silenziosamente, il candidato cambia, e altrettanto silenziosamente i requisiti del testo si allargano per accogliere il nuovo arrivato.
L'unica cosa che non cambia mai, ovviamente, è il metodo.
A coprire il tutto interviene una formula straordinariamente accorta, che merita di essere ammirata da vicino: "dato che spesso le profezie si comprendono pienamente solo dopo che si sono adempiute, o mentre sono in corso di adempimento, dobbiamo aspettare e vedere".
Sembra prudenza. È una polizza assicurativa.
Quella frase copre tutto. Copre l'identificazione precedente quando salta: non era sbagliata, era semplicemente "non ancora pienamente compresa". Copre quella attuale, qualora cominciasse a scricchiolare: il Carro è in movimento.
Copre in anticipo qualunque identificazione futura, perché "la luce avanza sempre più, ma un po' alla volta".
Se la profezia si adempie come si era
detto: lo dicevamo noi!
Se si adempie diversamente: lo dicevamo
che si sarebbe capita pienamente solo dopo.
Se non si adempie
affatto: eravamo in anticipo sui tempi, bisogna aspettare ancora.
L'unico esito che la polizza non prevede è il riconoscimento che l'identificazione fosse semplicemente completamente e clamorosamente sbagliata. Quello, tassativamente, no.
| Il nord e il sud si cercano con la bussola o con la ruota della fortuna? |
7. Israele al centro: ed ecco che "nord" torna a significare nord
Riprendiamo la bussola e ipotizziamo un’eresia.
Facciamo finta che Israele significhi semplicemente Israele e che tale punto di riferimento determini ogni cosa.
A questo punto Daniele 11 smette di essere un completo enigma e ridiventa quello che è sempre stata: una carta geografica con due indicazioni cardinali rispetto a un punto fisso.
Non si tratta — è importante essere chiari — di una scorciatoia che identifichi automaticamente i protagonisti. Si tratta di qualcosa di apparentemente più piccolo e in realtà decisivo: il campo dei candidati possibili si restringe drasticamente.
Chi è geograficamente a sud di Israele,
oggi?
Chi è geograficamente a nord?
Questo articolo, ovviamente, non è dedicato all’identificazione di questi re ma alla logica intrinseca alla loro identificazione.
Non si sta chiedendo chi è antipatico, chi è una grande potenza, chi controlla risorse strategiche, chi appare nei titoli dei giornali.
Si sta chiedendo dove si trova fisicamente sulla mappa — perché è il testo a ostinarsi a chiamarli così.
E si noti, di passaggio, che questo non è nemmeno un metodo nuovo. È esattamente lo stesso metodo che molti applicano a quella che ritengono essere la parte storica della medesima profezia. Lì il re del nord è seleucide perché era a nord di Israele. Il re del sud è tolemaico perché era a sud di Israele (vedi nota in calce). Nessuno protesta. Nessuno si appella a contese spirituali, a opposizioni organizzative, a simbolismi. La geografia, per i primi versetti del capitolo, viene presa esattamente per quello che è.
E questo svela una doppia colpa. La prima è l'incoerenza: stesso capitolo, stesso testo, due metodi. La seconda è peggiore: dimostra che il concetto è sempre stato chiaro a tutti. Nessuno può invocare l'ignoranza — chi legge "nord" come nord nei primi versetti sa perfettamente cosa significhi "nord". Quando smette di leggerlo così, non è perché non ha capito. È perché ha deciso.
E quando è avvenuto questo cambio di metodo? Non in un giorno preciso, ma in un periodo preciso: gli stessi secoli in cui — l'abbiamo visto parlando dei 144.000 — si andava affermando l'idea che Dio avesse sostituito Israele con un nuovo soggetto. Prima si è tolto Israele dalla teologia; poi, di conseguenza, è sparito dalla mappa geograica. Il resto della cristianità, cattolica e non, ha semplicemente ereditato la mappa mutilata, ciascuno piazzandovi sopra la propria bandiera ballerina.
La profezia sigillata, inutilmente complicata
Per secoli si è cercato di identificare il re del nord senza sapere dov'è il nord.
Per secoli si è cercato di identificare il re del sud senza sapere dov'è il sud.
Per secoli si è discusso di geografia profetica con la filosofia, con l'unico riferimento geografico spostato fuori dall'inquadratura — e poi ci si è stupiti che la profezia risultasse "oscura", "enigmatica", "praticamente indecifrabile".
Certamente, l'angelo dice a Daniele di sigillare il libro fino al tempo della fine, quindi una parte della difficoltà era voluta da Dio e non c'è niente da recriminare — Daniele 12:4
E’ giusto così.
Ma al sigillo di Dio, che si apre nel tempo stabilito, l'uomo ne ha aggiunto un secondo di sua produzione: la rimozione del punto di riferimento. E questo secondo sigillo non si apre col passare del tempo. Si apre soltanto ammettendo un errore, se non una falsità di fondo.
E così torniamo esattamente al punto da cui siamo partiti.
C'è ancora qualcuno, per strada, che distribuisce indicazioni precise: chilometri esatti, svolte esatte, sequenze esatte. Manca sempre lo stesso piccolo, insignificante dettaglio: il punto di partenza.
E c'è ancora qualcuno che grida "Seguitemi, vi guido io!" dopo essersi perso, e aver fatto marcia indietro, mille e mille volte.
Queste persone non sanno distinguere la destra dalla sinistra, il nord dal sud, il bianco dal nero, e li accettiamo come ministri, pastori, “guide spirituali”?
Hanno eliminato Israele dalla Bibbia e dal piano di Dio: cosa resta?
Solo una grande confusione: ciechi che guidano ciechi.
La cronologia è contraddittoria, i comandamenti interpretabili, la storia opinabile, l’autorità discrezionale.
E nord, sud, e addirittura Israele sono diventati dettagli.
Note in calce.
In realtà abbiamo ben visto che la profezia di Daniele si adempie nel tempo della fine per cui l’identificazione dei Tolomei o dei Seleucidi è comunque sbagliata ma l’esempio ben illustra come in passato avessero almeno il concetto giusto: si guardava a nord e a sud di Israele – si veda l’articolo Il capro peloso e Alessandro Magno: la profezia chenessuno ha letto davvero - 1° parte
Nota finale — Il paradosso di chi mette Israele al centro e poi si siede accanto
Per completezza va detto che esiste anche una posizione minoritaria e apparentemente opposta a quelle che abbracciano, in varie forme, il supersessionismo: quella di chi riconosce formalmente Israele al centro del proposito di Dio... e poi si presenta come "popolo a parte, con un destino a parte".
Sembra la correzione dell'errore ma è lo stesso errore, con una cortesia in più.
Perché la Scrittura non conosce la distinzione tra "ebrei e cristiani" come due popoli paralleli con due programmi paralleli. La distinzione che conosce è un'altra: tra israeliti che hanno riconosciuto il Messia e israeliti che non lo hanno ancora riconosciuto — confronta Romani 11:1-5, dove Paolo parla di un "residuo" dentro Israele, non di un'entità accanto a Israele.
E i gentili? Chi segue
questo blog sa che abbiamo dedicato interi studi alla questione e
alla pista di Efraim disperso tra le nazioni. Ma non serve nemmeno
accettare quella lettura. Anche prendendo l'immagine più prudente
possibile i credenti delle nazioni restano rami innestati su un olivo
che non è il loro: "Non insuperbirti contro i rami; e se
t'insuperbisci, sappi che non sei tu che porti la radice, ma è la
radice che porta te" — Romani 11:18
L'olivo è uno. La
radice è quella ed è ebraica. I rami innestati partecipano della
linfa – espressioni che rimarcano privilegio e subordinazione - non
fondano un secondo albero.
Del resto, quando
nella congregazione del primo secolo sorse una controversia
dottrinale, dove si andò a risolverla? A Gerusalemme, davanti agli
apostoli e agli anziani — tutti giudei — vedi Atti 15. Nessuno
propose di fondare un centro decisionale alternativo per il "nuovo
popolo". Il centro era quello, perché il popolo era
quello.
Chi si dichiara "popolo a parte con destino a
parte" sta facendo, in fondo, la stessa operazione ma con un
gioco di parole in più: sta spostando il punto di riferimento. Non
più geograficamente, ma teologicamente. Israele resta sulla mappa,
per carità — ma il navigatore è stato reimpostato su un'altra
destinazione.
Non basta cambiare la forma se la sostanza resta invariata.







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