Dai giorni di Giovanni fino a ora…
Ovvero: quando il pregiudizio conta più della traduzione
Matteo 11:12
Tutto perfetto
Leggiamo il versetto come lo trova un Testimone di Geova nella sua Bibbia:
Dai giorni di Giovanni Battista fino ad ora, il Regno dei cieli è la meta verso cui gli uomini si spingono, e quelli che si spingono avanti lo afferrano.¹
È una bella frase, incoraggiante. Ha un movimento. C'è una meta, c'è gente che corre, c'è chi arriva primo. E non è nemmeno una frase isolata: il Nuovo Testamento è pieno di corse.
Paolo, ai Filippesi scrisse: "proseguo verso la meta per il premio della superna chiamata di Dio mediante Cristo Gesù".² La meta c'è. Il premio pure.
Sempre Paolo, ai Corinzi: "Non sapete che i corridori nello stadio corrono tutti, ma uno solo riceve il premio? Correte in modo da ottenerlo". E tre versetti dopo: "tratto con durezza il mio corpo e lo conduco come uno schiavo".³ Ecco anche la violenza: Paolo la fa a sé stesso, per non essere squalificato.
Gesù, in Luca: "Sforzatevi di entrare per la porta stretta".⁴ La lettera agli Ebrei: "corriamo con perseveranza la corsa che ci è preposta".⁵
Mettiamo tutto in fila e il versetto di Matteo fila benissimo. Il Regno è un traguardo. Ci si arriva spingendo. Chi spinge più forte lo afferra.
È così che il versetto viene predicato da un secolo dalle Sale del Regno, e non solo da lì: chi è cresciuto in una chiesa evangelica lo ha sentito usare allo stesso modo, per incoraggiare lo zelo. Un versetto sportivo, per gente che corre.
Addirittura La Parola è Vita, la parafrasi evangelica derivata dalla Living Bible americana, dice: "migliaia e migliaia di persone piene di zelo stanno affollandosi verso il Regno dei Cieli".⁶
Qui c'è una folla intera, uno zelo e un Regno che aspetta.
Tutto bello. Tutto coerente. Tutto perfetto.
Più o meno.
Una denuncia, due versioni
Avete letto questo versetto nelle altre traduzioni?
CEI: "il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono".⁷
Nuova Riveduta: "il regno dei cieli è preso a forza e i violenti se ne impadroniscono".
Diodati: "il regno de' cieli è sforzato, e i violenti lo rapiscono".
Girolamo, nella Vulgata, sedici secoli fa: “regnum caelorum vim patitur, et violenti rapiunt illud” ovvero “il regno dei cieli subisce violenza, e i violenti lo rapiscono”.⁸
Inglese, tedesco, spagnolo, francese: subire, violenti, impadronirsi.
Ricciotti, cattolico, si ferma a metà strada: "il regno dei cieli si acquista con la forza e i violenti se ne impadroniscono". Il verbo è diventato attivo, ma i violenti sono rimasti.
Fermiamoci un attimo.
Da una parte una fila di traduzioni, cattoliche e protestanti, antiche e moderne, che dicono tutte la stessa cosa: qualcuno subisce, qualcuno usa la forza, qualcuno si impadronisce.
Dall'altra la TNM e La Parola è Vita: una meta, uomini che si spingono, gente zelante che si affolla. Con una differenza che va detta: La Parola è Vita si dichiara parafrasi, e chi la apre sa di leggere un racconto. La TNM si dichiara traduzione. Non è la stessa cosa.
Passare da "sforzarsi per raggiungere la meta" a "subire violenza da violenti che rapiscono" vi sembra una semplice sfumatura?
Immaginiamo una scena, per dare un senso a quello che abbiamo davanti.
Notte tra sabato e domenica. Una casa in fondo alla via. Al mattino il proprietario trova la porta sfondata, l'armadio vuoto, i cassetti a terra, i vetri rotti. Va in commissariato e detta la denuncia: "ignoti hanno forzato la porta e portato via tutto". Tre parole contano: forzato, portato via, ignoti.
Ora qualcuno prende quel foglio e lo riscrive.
"Nella notte tra sabato e domenica la casa in fondo alla via è stata la meta verso cui si sono spinti alcuni uomini, e quelli che si sono spinti avanti l'hanno raggiunta."
Stessa notte, stessa casa, stessi uomini. Ma la porta non è più sfondata, nessuno ha subito niente, e gli ignoti sono diventati zelanti corridori che tagliano un traguardo. Se questo foglio arrivasse a un assicuratore, non pagherebbe: qui non c'è nessun furto.
Quando due versioni raccontano la stessa notte in due modi completamente incompatibili, resta una cosa sola da fare: andare a vedere le parole originali del proprietario.
Nove parole
Ecco il greco della seconda metà del versetto, quella su cui le traduzioni si dividono:
ἡ βασιλεία τῶν οὐρανῶν βιάζεται, καὶ βιασταὶ ἁρπάζουσιν αὐτήν hē basileia tōn ouranōn biazetai, kai biastai harpazousin autēn
Nove parole. La Traduzione del Nuovo Mondo ne usa ventuno. L'italiano è più lungo del greco, non è quello il punto. Il punto è se queste dodici in più sono tutte legittime e se alcune delle nove sono sparite.
Biazetai è un verbo alla forma passiva: qualcuno subisce qualcosa. Il soggetto è il Regno.
Nella TNM il Regno non subisce nulla: diventa "la meta", un punto fermo, e chi si muove sono "gli uomini". Il verbo è passato dal Regno alle persone, e da passivo è diventato attivo. La parola "uomini" neppure c'è nel testo originale greco.
E, sorpresa, non c'è nemmeno "meta". Quella parola nel Nuovo Testamento esiste: è skopos, e sta in Filippesi 3:14, il versetto che abbiamo letto all'inizio. Paolo l'ha usata lì.
In Matteo 11:12 non c'è.
È stata presa da una lettera di Paolo e trasportata in un vangelo, e con lei è arrivata tutta la corsa.
Biastai è un sostantivo: i violenti.
Nella TNM diventa "quelli che si spingono avanti". Non è una sfumatura. Nel greco del primo secolo è il termine per chi usa la forza contro qualcuno, e non ha un uso in senso buono.⁹
Harpazousin: strappano, rapinano, portano via.
Nella TNM diventa "lo afferrano". Questa parola sarebbe pure corretta ma dopo aver tolto il passivo e i violenti, "afferrare" suona come afferrare una coppa. Anche in italiano posso usare lo stesso verbo in due modi completamente opposti: dipende dal contesto. Posso afferrare un gelato o una persona per il collo. Ma qui tutto il versetto è riscritto come una cronaca sportiva.
Non c'è più nessuno che subisce, non ci sono più violenti che prendono con la forza, e c'è un traguardo che il testo neppure aveva.
Il confronto più utile, però, non lo facciamo con la CEI. Lo facciamo con un'opera della stessa casa editrice: la Kingdom Interlinear Translation, il testo greco con la traduzione letterale sotto ogni parola. Nella colonna interlineare, sotto biazetai e sotto biastai, si legge: "is being violently treated" / "violent (ones)".¹⁰ Chi ha stampato il versetto sa cosa c'è scritto. La riscrittura sta nella colonna accanto.
C'è un versetto parallelo in Luca, ed è il cavallo di battaglia di questa lettura. Lo vedremo tra poco, appena avremo in mano le parole per leggerlo.
Per ora abbiamo le parole originali. Leggiamole.
Che cosa dice davvero
Tre parole.
Come detto, la prima è biazetai, e dice che il Regno subisce. Non agisce, non si muove, non fa nulla: subisce.
Qualcuno ha obiettato che la forma greca potrebbe essere anche media, "il Regno si fa strada con forza". È vero che le due forme si scrivono allo stesso modo ma la seconda metà del versetto toglie ogni dubbio: se ci sono dei violenti che se ne impadroniscono, qualcuno lo sta perdendo. Non esiste una rapina senza un derubato. La seconda metà del versetto spiega la prima. Come abbiamo detto tante volte, possiamo giocare con la singola parola ma non con il contesto.
La seconda parola è biastai, i violenti. Questa parola compare una volta sola in tutto il Nuovo Testamento, qui. Nel greco dell'epoca è una parola d'accusa: il prepotente, chi prende con la forza ciò che non gli spetta.⁹ Nessuno l'avrebbe usata per un discepolo zelante, come nessuno oggi chiamerebbe "rapinatore" uno che si impegna nel lavoro.
La terza parola è harpazō, e questa la conosciamo bene perché Matteo la usa tre volte: qui, in 12:29 — chi entra nella casa dell'uomo forte e ne saccheggia i beni — e in 13:19, il maligno che viene e porta via ciò che è stato seminato nel cuore. In tutte e tre c'è qualcuno che porta via qualcosa a qualcun altro.
Qui, i violenti portano via, strappano, il Regno. Fuori da Matteo la stessa parola è usata per il lupo che rapisce le pecore (Giovanni 10:12), e la folla che vuole "prendere" Gesù per farlo re con la forza (Giovanni 6:15). Notiamo quest'ultimo. La folla vuole dargli il Regno, non toglierglielo. Ma il modo è quello della presa con la forza, e Gesù scappa sul monte. Un regno afferrato è afferrato anche quando chi afferra ha buone intenzioni.¹¹
Quindi rimettiamo insieme il senso originale: dai giorni di Giovanni fino a ora il Regno dei cieli subisce violenza, e i violenti lo rapinano. Questo è.
Il versetto di Luca
Prima di andare avanti, togliamo di mezzo il versetto che viene sempre portato a sostegno della lettura sportiva.
Luca 16:16: "La Legge e i profeti fino a Giovanni; da allora il regno di Dio è annunciato, e ognuno si sforza di entrarvi". Il verbo è lo stesso di Matteo, biazetai. Ecco, dicono: Luca spiega Matteo, e Luca parla di gente che si sforza.
Leggiamo la frase intera, non la singola parola.
Chi è il soggetto? "Ognuno". Che cosa fa il regno? Viene annunciato. Chi subisce violenza? Nessuno. I violenti dove sono? Non ci sono.
Chi usa Luca per tradurre Matteo non confronta due versetti: ne incolla uno sull'altro, dopo aver tolto dal secondo il passivo e i violenti che non tornavano.
E c'è un dato che chiude la questione. Il discorso su Giovanni, Luca ce l'ha: è nel capitolo 7 versetti 18-35, dove si parla dei discepoli mandati dal carcere e di Giovanni come di una canna agitata dal vento.¹²
Manca una frase sola: quella sul regno che subisce violenza. Luca l'ha spostata? No.
Nove capitoli dopo, in un discorso sui farisei e sul denaro, mette una frase diversa, con un altro soggetto e senza violenti. Se fosse la stessa, l'avrebbe lasciata accanto a Giovanni, dove stava già riscrivendo quella pagina. È un'altra frase, un altro giorno e altro contesto. Gesù ha predicato tre anni nelle stesse province: avrà usato lo stesso verbo e gli stessi esempi e gli stessi modelli più di una volta.
Luca resta dove sta. Torniamo a Matteo.
Due cose da notare
La prima è temporale: "fino a ora". Gesù parla al presente. La rapina non è una cosa successa in un passato remoto o che accadrà chissà in quale futuro: sta accadendo mentre lui parla, e sta accadendo da un periodo specifico: i giorni di Giovanni, cioè la sua predicazione, che Luca data all'anno quindicesimo di Tiberio (3:1-2)
La seconda è spaziale, cioè "dove": ma questa è una domanda che ben pochi si sono fatti semplicemente perché molti hanno presunto di conoscere la risposta. Da una convinzione errata, relativa a questa domanda, per duemila anni, sono nati tutti i contorcimenti linguistici e filosofici possibili e immaginabili. Quasi tutte le letture l'hanno risolta nello stesso modo, e quasi tutte hanno dovuto fare qualche salto mortale.
Carpiato. Triplo. Con caduta senza rete.
I salti mortali
Chi ha mantenuto il versetto intatto ha avuto, per duemila anni, lo stesso problema. Il testo dice che il Regno dei cieli subisce violenza e che dei violenti se ne impadroniscono.
E il Regno dei cieli, per tutti, sta in cielo, no?
Oppure è la Chiesa, oppure è il governo di Dio nei cuori. Nessuna di queste tre cose ha una porta che si possa sfondare né violenti da accogliere. Da qui iniziano i salti mortali.
Vediamone cinque, e per ciascuno vediamo che cosa bisogna aggiungere al versetto perché regga.
Primo salto: i violenti sono i buoni.
È la lettura più antica e più diffusa. Girolamo, commentando Matteo, scrive che è una grande violenza essere nati sulla terra e cercare un posto in cielo.¹³ Eh, poverini.
Crisostomo la spiega in maniera simile: il Regno si conquista con lo zelo, chi vuole entrarci deve usare la forza contro sé stesso.¹⁴ Da lì la frase è passata nei conventi, nelle prediche, nei manuali di ascetica: il cielo si prende d'assalto.
Che cosa bisogna aggiungere, al testo, per far stare in piedi questa interpretazione?
Bisogna trasformare biastai, che nel greco è un insulto, in un complimento. E bisogna leggere "subire violenza" come una cosa buona: un regno che gode a essere rapinato.
Nessun altro passo della Bibbia usa il rapinatore come modello del fedele. Provate a presentarvi in commissariato e sostenere che gli ignoti erano i buoni, e che la casa, in fondo, desiderava essere rapinata.
Secondo salto: il Regno avanza con forza.
È la scelta della New International Version del 1984, la Bibbia evangelica più diffusa in inglese: "il regno dei cieli ha avanzato con forza, e uomini forti se ne impadroniscono".¹⁵
Il verbo passivo è stato letto come medio. Che cosa deve aggiungere? Deve far dire a biazetai il contrario di quello che dicono le altre nove parole, perché se il Regno avanza con forza non si capisce come mai subito dopo qualcuno lo rapini.
E deve aggiungere una cosa che la Bibbia non dice da nessuna parte: che il Regno sia per gli uomini forti. Matteo lo assegna con la stessa espressione, due volte, e lo assegna ad altri: "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli" (5:3); "se non diventate come bambini, non entrerete nel regno dei cieli" (18:3). Paolo, che di sé dice "miserabile uomo che sono" (Romani 7:24), ha sentito rispondersi: "la mia potenza si manifesta pienamente nella debolezza" - 2 Corinzi 12:9.
La Bibbia insegna a non confidare nelle proprie forze ma in Dio: "maledetto l'uomo che confida nell'uomo e fa della carne il suo braccio" (Geremia 17:5). Il Regno è destinato a uomini "soggetti alle nostre stesse passioni" (Giacomo 5:17 — detto di Elia, che è l'uomo del versetto 14), ma uomini di grande fede.
È Dio a fare la differenza, e il Regno è un dono, non un merito: "se è per grazia, non è più per opere" - Romani 11:6
Il punto interessante è che la stessa NIV, nel 2011, ha corretto: "il regno dei cieli ha subito violenza, e persone violente lo hanno saccheggiato".¹⁶ Ventisette anni per tornare al passivo. Lo segnaliamo perché questa è la prova che il problema non era nel greco difficile: era in quello che il greco costringeva a dire.
Terzo salto: i violenti sono gli zeloti.
Gli zeloti erano il partito armato: giudei convinti che il regno di Dio andasse instaurato con la spada, cacciando i romani e chi collaborava con loro. Giuseppe Flavio li chiama "la quarta filosofia", e dà a loro la colpa della rovina del paese.¹⁷ Da qui la lettura: i violenti del versetto sono loro, gente che voleva afferrare il Regno con le armi.
Ha un merito: prende le parole sul serio. I violenti sono violenti, e afferrare vuol dire afferrare. Siamo proprio d'accordo.
Ma il versetto non dice che i violenti ci provano. Dice che se ne impadroniscono, indicativo presente. E gli zeloti non si sono impadroniti di un bel niente: hanno perso nel 70, hanno perso a Masada, hanno perso nel 135. Chi legge così ha trovato dei violenti, ma non dei violenti che afferrano. Il versetto chiede entrambe le cose.
C'è poi un problema di date. "I giorni di Giovanni" sono i giorni della sua predicazione, e Luca li data: l'anno quindicesimo di Tiberio, il 28-29 (Luca 3:1-2). Giuda il Galileo si era sollevato nell'anno 6, più di vent'anni prima che Giovanni aprisse bocca. Se i violenti fossero gli zeloti, Gesù avrebbe detto "dai giorni di Giuda il Galileo".¹⁸
Quarto salto: è la casa di Satana che viene saccheggiata.
Un capitolo dopo, in Matteo 12:29, Gesù menziona un uomo forte legato e la casa saccheggiata, e il verbo è lo stesso, harpazō.
Da qui l'idea: il Regno avanza con gli esorcismi e strappa a Satana ciò che era suo. Suona bene. Più o meno. Proviamo a seguirla fino in fondo.
In 12:29 chi entra e saccheggia è Gesù, e la casa saccheggiata è quella di Satana. In Matteo 11:12 il verbo è lo stesso, ma la cosa saccheggiata è il Regno dei cieli. Se i due versetti descrivono la stessa azione, allora la casa di Satana e il Regno dei cieli sono la stessa casa, e i violenti che la svaligiano sono Gesù e i suoi. Nessuno lo direbbe mai così ma è quello che salta fuori se seguiamo la lettura fino in fondo.
Che cosa bisogna aggiungere, allora, per non finire lì? Bisogna aggiungere che in Matteo 11:12 il Regno non è la cosa rapinata ma chi rapina — cioè deve cambiare l'oggetto della frase in soggetto. E anche così atterra di testa e senza rete: i violenti sono i buoni, e il più violento di tutti è il Messia.
Quinto salto: il Regno viene perseguitato.
È la lettura più vicina al testo, e molti commentatori moderni la seguono: Erode ha imprigionato Giovanni, i farisei ostacolano Gesù, il Regno subisce l'opposizione dei potenti.¹⁹
Qui il verbo è passivo, i violenti sono violenti, e afferrare vuol dire afferrare. Fin qui, sembra tutto a posto. Che cosa bisogna aggiungere? Una cosa sola, ma è decisiva: deve dire che cosa i violenti afferrano. E qui la lettura si ferma, perché per chi la propone il Regno resta la Chiesa, o il governo di Dio, o il cielo — e non si capisce come Erode possa impadronirsi del governo di Dio.
Il verbo resta in mano ai violenti e l'oggetto resta in cielo. La denuncia è letta giusta fino all'ultima parola, e poi la refurtiva viene cercata dove non c'è. Peccato: c'erano andati vicini.
Cinque salti, cinque aggiunte, cinque brutti atterraggi.
Ma se guardiamo bene, tutti questi salti risentono di un unico errore comune.
Tutte e cinque le letture partono dalla stessa premessa: il Regno dei cieli sta in cielo, o comunque non sta in nessun posto che si possa rapinare.
Da questa premessa, o si cambia completamente il versetto, o si cambia il verbo, o si cambiano i violenti, o si cambia l'oggetto. Nessuno ha voluto o potuto cambiare la premessa, perché cambiare la premessa costava troppo.
Cambiamola noi.
Il nodo
Torniamo un momento alla denuncia.
Abbiamo visto chi l'ha riscritta. Ma c'è un terzo caso, ed è il più frequente: qualcuno conserva la denuncia parola per parola — forzato, portato via, ignoti — e la legge convinto che la casa sia in cielo. Va a cercare la refurtiva lassù. Ci va da duemila anni. Non trova mai niente e ogni tanto scrive un libro per spiegare come si fa a sfondare una porta in cielo.
Peccato che Gesù avesse già risposto, cinque capitoli prima. "Accumulatevi tesori in cielo, dove i ladri non sfondano né rubano" - Matteo 6:20
In sintesi, non si può. In cielo non si sfonda e non si ruba: parola sua.
Se qualcosa del Regno può essere rapinato, evidentemente quel qualcosa non si trova nei cieli.
Non neghiamo che esista una parte nei cieli: nella casa del Padre ci sono molte dimore (Giovanni 14:2), i cristiani aspettavano di incontrare Gesù "nell'aria" (1 Tessalonicesi 4:17), la Nuova Gerusalemme è in cielo per "scendere dal cielo, da Dio" e così via – Apocalisse 3:12; 21:2
Ma quella parte nessuno l'ha mai rapinata e nessuno può.
Il problema di quella scrittura non deriva da "violenti", "violenza" e "rapina" ma dal senso che diamo a "Regno dei cieli".
Perché cosa vuol dire "Regno dei cieli"?
O meglio, dove si trova "il Regno dei cieli"?
Prima di rispondere con la nostra testa, guardiamo come lo usava chi lo ha scritto.
"Dei cieli".
Qui Matteo ci aiuta da solo: nel capitolo 19 versetti 23-24 dice "un ricco entrerà difficilmente nel regno dei cieli" e nella frase dopo "un ricco entri nel regno di Dio". Le due espressioni sono la stessa cosa, e la seconda spiega la prima: "dei cieli" è il modo ebraico di dire "di Dio" senza pronunciare il Nome. Dice di chi è il regno. Non dice dove sta.²⁰
"Dei cieli" dice chi comanda, non dove si trova. Il regno dei cieli è il regno in cui l'autorità è quella del cielo, e quell'autorità si esercita dove sono i sudditi, i "figli del Regno".
| In foto: sportivi pieni di zelo hanno raggiunto la meta |
L'indirizzo.
Se "regno dei cieli" vuol dire "regno di Dio", la domanda diventa: il regno di Dio, nelle Scritture, ha una sede sulla terra? Dove sta la parte che si può rapinare?
Seguiamo le Scritture.
1 Cronache 28:5: Salomone "siede sul trono del regno di YHWH sopra Israele".
2 Cronache 13:8: "il regno di YHWH nelle mani dei figli di Davide".
Il regno di Dio ha un trono, e il trono sta a Gerusalemme; ha un re, e il re è figlio di Davide; ha un territorio, e il territorio è Israele. Daniele lo chiama "il paese splendido" (11:16, 41). Non è un simbolo. Non è un concetto. È una nazione geografica chiara con una capitale chiara.
Nonostante le chiacchiere di certi esegeti, il Nuovo Testamento, pur parlando spesso della parte celeste, non cambia fondamentalmente niente.
Gli apostoli, dopo quaranta giorni di lezioni sul Regno dal Risorto, chiedono: "Signore, è in questo tempo che ricostituirai il regno a Israele?" (Atti 1:6).²¹
Fermiamoci su quelle parole. Hanno detto "regno", e hanno detto "a Israele". Se il piano fosse quello che ci raccontano — loro in cielo, Israele fuori gioco — è una domanda strana da fare come ultima cosa prima di vederlo salire. E se Gesù fosse re di un regno che sta in cielo e basta, allora non è il re d'Israele.
Ma l'angelo aveva detto a Maria: "il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre, e regnerà sulla casa di Giacobbe" - Luca 1:32-33
Natanaele lo chiama "re d'Israele" (Giovanni 1:49), e Pilato scrive sulla croce "re dei giudei" - Matteo 27:37
Trono di Davide, casa di Giacobbe, re d'Israele: è l'indirizzo delle Cronache, un'altra volta.
E in Matteo 21:43 il regno ha dei gestori a cui può essere tolto: "il regno di Dio vi sarà tolto e sarà dato a una nazione che ne produca i frutti".
Se il Regno di Dio fosse stato in cielo, anche i capi sacerdoti e i farisei dovevano essere lì quando Gesù li avvertì che gli sarebbe stato tolto (21:45).
Ora rileggiamo le nove parole con l'indirizzo giusto.
Il regno di Dio — quello con il trono a Gerusalemme, il re davidico e il paese splendido — subisce violenza. Un paese può essere invaso. Un trono può essere occupato. Un tempio può essere gestito da chi non ne ha titolo. E i violenti se ne impadroniscono: chi tiene il paese, nel primo secolo? La casa di Erode, idumea, messa lì da Roma — il padre fatto re dal senato, i figli tetrarchi per grazia di Augusto; a Gerusalemme un prefetto romano, e un sommo sacerdote che il prefetto nomina e depone a piacere.²²
Nessun salto mortale. Il verbo resta passivo, i violenti restano violenti, afferrare resta afferrare, e l'oggetto della contesa ha un indirizzo preciso.
Le nove parole tornano tutte, e tornano senza aggiunte. E soprattutto: tornano ancora.
Le mani
"Fino ad ora", aveva detto Gesù. Vediamo quanto è lungo questo "ora".
Anno 70: Tito entra a Gerusalemme, il tempio brucia il 10 di Av, Giuseppe Flavio conta i morti a centinaia di migliaia e i prigionieri a decine di migliaia.²³
Anno 135: schiacciata la rivolta di Bar Kokhba, Adriano rade la città, la ricostruisce con il nome di Aelia Capitolina, mette un tempio a Giove sulla spianata e vieta ai giudei di entrarci; la provincia cambia nome e diventa Siria Palestina.²⁴
Anno 335: Costantino, con la madre Elena, consacra sul luogo del sepolcro una basilica: la città santa cambia padrone e cambia religione.²⁵
Anno 363: Giuliano, l'imperatore che aveva lasciato la Chiesa, ordina di ricostruire il tempio dei giudei — per fare dispetto ai cristiani, non per amore di Dio — e il lavoro si ferma dopo poche settimane tra fiamme e crolli.²⁶
Anno 614: i persiani di Cosroe prendono la città; anno 629: Eraclio la riprende, riporta la reliquia della croce e ordina la persecuzione dei giudei accusati di aver aiutato i persiani; anno 638: la prende il califfo Omar, e nel 691 sulla spianata del tempio sorge la Cupola della Roccia.²⁷
Anno 750: gli Abbasidi rovesciano gli Omayyadi e la Palestina diventa terra contesa tra Baghdad e il Cairo; anno 878: se la prende Ahmad ibn Tulun, governatore ribelle d'Egitto; anno 970: la prendono i Fatimidi, califfi sciiti, ai loro rivali sunniti.²⁸
Anno 1009: il califfo fatimide al-Hakim fa demolire la basilica del Sepolcro fino alla roccia — è la notizia che i predicatori della crociata useranno novant'anni dopo.
Anno 1073: i turchi selgiuchidi la tolgono ai Fatimidi; 1077: la città si ribella, i turchi rientrano e fanno strage; agosto 1098: i Fatimidi la riprendono ai turchi.²⁹ Undici mesi dopo, il 15 luglio 1099, i crociati entrano a Gerusalemme e la prendono a chi l'aveva appena presa; la strage dura giorni, e le cronache dei vincitori parlano di sangue fino alle briglie dei cavalli.³⁰
2 ottobre 1187: Saladino la riprende. 1244: i corasmi. 1260: i mamelucchi. 1517: gli ottomani di Selim I.³¹ Quattro secoli di ottomani, e nemmeno quelli tranquilli.
1799: Napoleone risale da Giaffa, dove fa fucilare i prigionieri della guarnigione, fino ad Acri, e si ferma lì.³²
1831: Ibrahim Pascià, figlio del viceré d'Egitto, strappa la Palestina al sultano; 1840: Inghilterra, Austria, Russia e Prussia gliela fanno restituire con le cannoniere — quattro potenze che decidono a chi spetta la terra: teniamolo a mente.³³
1852-1853: la lite tra Francia e Russia su chi tiene le chiavi della basilica della Natività a Betlemme è il pretesto dichiarato della guerra di Crimea; tre imperi si fanno la guerra per la chiave di un santuario nel paese splendido.³⁴
11 dicembre 1917: il generale Allenby entra a piedi dalla porta di Giaffa, cinque settimane dopo la dichiarazione di Balfour, con cui un impero prometteva a un movimento la terra di un terzo popolo.³⁵ L'ultima mano ha usato gli stessi strumenti delle altre, e non ne ha fatto mistero.
6 novembre 1944: due uomini del Lehi uccidono al Cairo Lord Moyne, ministro britannico per il Medio Oriente.
22 luglio 1946: l'Irgun fa saltare l'ala sud del King David Hotel di Gerusalemme, sede del comando britannico: 91 morti, tra inglesi, arabi ed ebrei.
9 aprile 1948: Irgun e Lehi entrano nel villaggio di Deir Yassin; le cifre dei morti oscillano tra cento e duecentocinquanta, e le due organizzazioni non negarono. 17 settembre 1948: il Lehi uccide a Gerusalemme il conte Folke Bernadotte, mediatore delle Nazioni Unite. Il capo dell'Irgun si chiamava Menachem Begin, quello del Lehi Yitzhak Shamir: entrambi sarebbero diventati primi ministri, e Begin avrebbe ricevuto il Nobel per la pace.³⁶
Intorno, le potenze: il voto di spartizione del 29 novembre 1947 passa all'ONU dopo che gli Stati Uniti hanno fatto cambiare voto a Liberia, Filippine e Haiti; le armi del 1948 arrivano dalla Cecoslovacchia con il consenso di Mosca; Truman riconosce lo Stato undici minuti dopo la proclamazione.³⁷
E tra il dicembre 1947 e il 1949 circa 700.000 arabi lasciano le loro case, la maggior parte per non tornare.³⁸
14 maggio 1948: nasce uno Stato. 7 giugno 1967: la città vecchia e la spianata passano sotto la sua bandiera.³⁹
Diciannove secoli. E se qualcuno ha trovato questo elenco lungo e noioso sappia che non abbiamo messo tutto.⁴⁰
Contiamo le mani: Roma, Roma di nuovo, l'Impero cristiano, la Persia, Bisanzio di ritorno, il Califfato, Baghdad, il Cairo, i turchi, la Cristianità in armi, i sultani d'Egitto, i mongoli di passaggio, Costantinopoli, Parigi, il Cairo di nuovo, le potenze d'Europa, la Corona britannica, uno Stato. Ognuna ha afferrato il paese splendido con la forza. Ognuna lo ha preso per sé. E quasi ognuna lo ha preso in nome di qualcuno: di Giove, di Cristo, di Allah, di un sepolcro, dell'Impero, della Corona, della Nazione.
Nessuna ha chiesto al proprietario.
Rileggiamo il versetto un'ultima volta con questo contesto davanti e vediamo se diventa più chiaro: il Regno dei cieli subisce violenza, e i violenti se ne impadroniscono.
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| Alcuni degli sportivi zelanti e buoni che hanno raggiunto la meta |
Non è più una frase difficile. È una frase che descrive la storia di un pezzo di terra per duemila anni, e che la descriveva già quando quella storia era appena cominciata.
E qui, di solito, qualcuno obietta.
Perché da Giovanni?
"Un momento. Israele ha subito violenza da sempre. L'Egitto, i filistei, l'Assiria, Babilonia, Antioco, Pompeo, Erode. Se il Regno dei cieli è Israele, i violenti se ne impadroniscono da mille anni prima di Giovanni. Perché Gesù dice 'dai giorni di Giovanni'?"
È l'obiezione giusta e la risposta è nei fatti che l'obiezione elenca, se li guardiamo fino in fondo.
Sennacherib, anno 701: assedia Gerusalemme con l'esercito più forte del mondo, e in una notte ne perde centottantacinquemila - 2 Re 19:35
Nabucodonosor, 587: prende tutto, brucia il tempio, deporta il popolo, e lo fa per volontà di Dio stesso, che lo chiama "mio servo" (Geremia 25:9; 27:6). Quarantanove anni dopo Ciro firma il decreto del ritorno - Esdra 1:1-4
Antioco, 167: profana il tempio, mette l'idolo sull'altare. Tre anni dopo il tempio è riconsacrato (1 Maccabei 4:52-59).⁴¹ Citiamo i Maccabei perché è fonte storica, non come libro ispirato. La presenza e gli insegnamenti di Gesù in quel tempio dimostrano che egli lo ritenesse valido, benché corrotto.
Quindi prima di Giovanni i violenti c'erano eccome: ci provavano, e ogni volta venivano respinti o annullati. Sennacherib non entra. Nabucodonosor entra come strumento della punizione di Dio, e cinquant'anni dopo c'è un decreto. Antioco entra e tre anni dopo c'è una festa. Ogni presa dura al massimo una generazione, e poi il proprietario rimette le cose a posto.
Perché il proprietario è in casa.
Geremia lo dice mentre annuncia che sta per uscire: "Non confidate in parole false dicendo: il tempio di YHWH, il tempio di YHWH, il tempio di YHWH!" (Geremia 7:4). Quella frase ripetuta tre volte era la garanzia su cui il popolo dormiva. Il tempio è suo, quindi non cadrà. Aveva funzionato con Sennacherib. Geremia dice che sta per smettere di funzionare.
E infatti nel 587 cade, e da quell'anno cambia una cosa che le letture correnti non registrano: il regno viene sospeso.
Non occupato, sospeso.
Ezechiele 21:26-27, all'ultimo re di Giuda: "Togli il turbante, deponi la corona... Rovina, rovina, rovina: la ridurrò in rovina, e non sarà più, finché non venga colui a cui appartiene il giudizio, e a lui la darò".
Dopo Sedechia nessuno siede sul trono di Davide.
Zorobabele è governatore per conto della Persia. Gli Asmonei sono sacerdoti che si fanno re. Erode è un idumeo che si fa fare re da Roma. La corona è deposta per decreto, e il decreto ha una scadenza: finché non venga colui a cui appartiene.
Ma la casa, quella, c'era, e funzionava. Roma era sopra il paese ma non dentro la casa: tempio, Legge, sacerdozio, culto restavano in mano ai giudei, e Roma li lasciava fare.⁴²
Gesù stesso la tratta da casa vera: ci insegna, la chiama "casa di mio Padre" (Giovanni 2:16), e a chi la gestisce riconosce il seggio di Mosè (Matteo 23:2-3). Corrotta, ma legittima: il proprietario è ancora dentro, e la garanzia di Geremia 7:4 funziona ancora.
Casa in piedi, trono vuoto per ordine del padrone. Il trono nessuno lo può afferrare, perché il padrone lo ha ritirato e lo custodisce lui.
Poi arriva Giovanni, e la prima parola che dice è questa: "Il regno dei cieli si è avvicinato" - Matteo 3:2
Perché “il regno dei cieli di è avvicinato”?
Perché è arrivato Gesù, il Re di quel regno.
Il trono dovrebbe essere occupato da chi ne ha il diritto.
Da quel giorno la casa non è più tollerata: è contesa. Colui a cui appartiene sta arrivando. E chi ha in mano il paese — Erode, il sinedrio, i sacerdoti che hanno comprato la carica — ha due strade: consegnarlo, o tenerselo.
Gesù racconta cosa hanno scelto, con una parabola che non ha bisogno di spiegazione: "Questi è l'erede. Venite, uccidiamolo e facciamo nostra la sua eredità" - Matteo 21:38
Non "difendiamola", non "conserviamola" ma “facciamo nostra”. Inizia la rapina del versetto 12, raccontata da chi la subisce.
E il primo atto della rapina Gesù lo ha davanti agli occhi mentre parla. Giovanni, l'uomo che ha rimesso il regno sul tavolo, è in una cella di Erode.⁴³ Il messaggero è in carcere, e il messaggio dice che il regno è già sotto rapina: "dai giorni di Giovanni fino a ora". Non è un rimprovero a Giovanni, ovviamente. È la data della denuncia.
Questo spiega "da Giovanni" ma il versetto dice anche "se ne impadroniscono", e impadronirsi è più di provare. Antioco aveva provato. Che cosa fa la differenza, stavolta?
Il proprietario esce di casa.
Matteo 23:38: "Ecco, la vostra casa vi è lasciata deserta". Vostra. Non più mia.
Dieci versetti prima aveva detto ai suoi gestori che chiudevano il regno dei cieli davanti agli uomini (23:13); un versetto dopo dirà che non resterà pietra su pietra (24:2). La sequenza è tutta lì, in una pagina: chi tiene chiuso, la casa lasciata a loro, la casa distrutta.
Il modello lo conosciamo: è la gloria che esce dal tempio in Ezechiele 10 e 11, prima che arrivino i babilonesi.⁴⁴
Ecco la differenza. Nel 701, nel 587, nel 167, il proprietario era in casa e le prese vennero annullate. Entro il 70 il proprietario era ormai uscito, e la presa non fu più annullata. Le date della sezione precedente sono la prova: diciannove secoli senza un decreto come quello di Ciro, senza un ritorno come quello di Esdra, senza un tempio come quello di Zorobabele.
L'unico che ci abbia provato è stato un imperatore pagano nel 363, per dispetto, e il lavoro è finito tra le fiamme dopo poche settimane. Quando il proprietario è in casa, un decreto persiano basta a riaprire i lavori. Quando è fuori, non basta un impero intero.⁴⁵
E Gesù aveva detto anche quanto sarebbe durata: "Gerusalemme sarà calpestata dalle nazioni, finché i tempi delle nazioni non siano compiuti" - Luca 21:24
Da queste scritture si capisce che i tempi delle nazioni iniziano con la presa, violenta, del Regno di Dio sulla terra.
Mettiamo insieme i pezzi.
Il regno sospeso dal 587, con una scadenza (Ezechiele 21). Il regno rimesso sul tavolo da Giovanni (Matteo 3:2). I gestori che invece di consegnarlo se lo prendono (Matteo 21:38). Il proprietario che lascia loro la casa (Matteo 23:38). La casa distrutta e calpestata "finché" (Luca 21:24). Da Giovanni in poi i violenti non ci provano soltanto per essere ricacciati da Dio: se ne impadroniscono, perché non c'è più nessuno in casa a rimandarli indietro.
Il nesso tra questi passi lo abbiamo fatto noi, e lo diciamo. Ma i passi stanno tutti nello stesso vangelo, nello stesso ordine, e diciannove secoli di storia non lo hanno smentito. Se qualcuno trova, tra il 70 e oggi, una restituzione come quella del 538 — un decreto, un ritorno, una Legge, un registro — ce lo mostri.
Oggi
Il 1948 è la restituzione? Mettiamolo alla prova con quello che una restituzione ha avuto l'unica volta che c'è stata.
Nel 538 c'è un decreto, e chi lo firma era stato chiamato per nome duecento anni prima: "Ciro, mio pastore" (Isaia 44:28). C'è un ritorno ordinato da Dio, e chi torna lo sa: "chiunque di voi è del suo popolo, salga" (Esdra 1:3). C'è la Legge, e ottant'anni dopo un re pagano la fa diventare codice dello Stato (Esdra 7:25-26). C'è un registro, e chi non ci risulta resta fuori (Esdra 2:62-63). Nome, ordine, Legge, registro.
Nel 1947-1948 c'è un voto di maggioranza a New York, con tre voti cambiati sotto pressione. C'è un ritorno organizzato, finanziato e armato da uomini, e nessun profeta che lo annunci.
Non c'è la Legge: lo Stato nasce laico, e il suo codice non è la Torah. Non c'è un registro: entrano tutti — chi crede e chi non crede, chi vive secondo la Legge e chi la Legge avrebbe fermato sulla porta — con un criterio solo, avere un nonno ebreo.⁴⁶ Nessuno è stato chiamato per nome. Non c'è un Ciro (né un Elia), non c'è un Esdra. C'è l'ONU, l'Irgun e Truman.
Questa è una restituzione?
No, è l'ultima mano della carrellata dei violenti: presa con la forza, presa per sé, presa in nome di qualcuno.
Con una differenza, però, che aggrava la sua condanna specifica: questa presa simula una profezia dicendo che è avvenuta per volontà del Dio di Israele. Costituisce prima del tempo ciò che il proprietario aveva detto di sospendere "finché non venga colui a cui appartiene", e per farlo si appoggia al mondo: "abbiamo fatto un patto con la morte" (Isaia 28:15). Chi si costituisce prima del tempo con l'aiuto delle nazioni non aspetta il Re: lo precede, e occupa il posto.
Perché tutto questo non sia solo un'opinione, abbiamo scritto altrove, con le fonti: chi è la donna seduta sul paese splendido, perché la nazione che nasce in un giorno non può essere nata nel 1948, e che cosa aspettiamo invece.⁴⁷ Qui basta il conto: nome, ordine, Legge, registro. Zero su quattro.
Torniamo al versetto, che è quello che ci interessa.
"Dai giorni di Giovanni fino a ora il Regno dei cieli subisce violenza, e i violenti se ne impadroniscono".
Il "fino a ora" di Gesù arriva fino ad oggi. La denuncia è ancora valida. E chi oggi tiene la casa non è il proprietario: è l'ultimo violento che ha sfondato la porta, che ha rotto i vetri, che ha preso il bottino.
E se un amico chiedesse…
"Non è il solito articolo contro i Testimoni di Geova?"
No, e lo abbiamo dimostrato in apertura: abbiamo visto che La Parola è Vita, evangelica, fa di peggio; che Girolamo e Crisostomo hanno inventato il primo salto; che la NIV ha messo ventisette anni a correggersi. La TNM ha una colpa sua, precisa: si dichiara traduzione mentre la sua stessa interlineare dice un'altra cosa. Tutti gli altri hanno la colpa opposta: hanno tradotto correttamente e poi cercato spiegazioni astruse per spiegare che i violenti sono i buoni, che il Regno avanza, che le persone fanno violenza a loro stesse e via dicendo. Due errori, un solo versetto, nessuno risparmiato.
"Ma Luca dice che nel Regno si entra a forza."
Lo abbiamo visto: è un'altra frase, di un altro giorno, con un altro soggetto. Luca ha il discorso su Giovanni nel capitolo 7 e non ci ha messo questa frase; l'ha messa nel capitolo 16, in mezzo ai farisei che amano il denaro. E il contesto lì ci aiuta: il versetto dopo dice che non cade un apice della Legge (16:17), e quello dopo ancora parla di divorzio (16:18) — il motivo esatto per cui Giovanni è in carcere (Marco 6:17-18). Luca e Matteo, quindi, benché abbiano sempre Giovanni come punto di riferimento, sono due scritture diverse, dette in periodi diversi e con significati completamente diversi.⁴⁸
"Allora negate che il Regno abbia una parte in cielo?"
No. Le molte dimore (Giovanni 14:2), i discepoli che anelano ad incontrare il Signore nell'aria, la città che scende alla fine - e quindi evidentemente prima è in cielo prima: tutto in cielo, e nessuno lo tocca. Neghiamo una cosa sola: che quella parte si possa rapinare. Lo dice Gesù, Matteo 6:20: lassù i ladri non sfondano e non rubano. Un versetto che parla di una rapina parla per forza dell'altra parte, quella con l'indirizzo. Regno dei cieli è usato altrove come sostituto di “Regno di Dio” e Israele è il Regno di Dio sulla terra.
La denuncia, di nuovo
Siamo partiti da una traduzione che sembrava perfetta, e lo sembrava perché somigliava ad alcune espressioni usate da Paolo. Abbiamo aperto le altre Bibbie e trovato due versioni completamente diverse per la stessa denuncia. Abbiamo aperto il greco e trovato nove parole che dicono una cosa sola: qualcuno subisce, qualcuno usa la forza, qualcuno si impadronisce.
Poi abbiamo visto cinque modi per aggirare il concetto, e tutti e cinque partivano dallo stesso preconcetto: che la casa fosse in cielo o nei cuori. Le Scritture insegnano ben altro.
Il Regno dei cieli ha un trono, un re e un paese, e il paese ha un nome.
Abbiamo contato le mani che lo hanno preso, per diciannove secoli, ognuna per sé e ognuna in nome di qualcuno. Abbiamo risposto a chi chiedeva perché da Giovanni: perché da Giovanni il regno era di nuovo sul tavolo e come se lo presero una volta che il proprietario uscì.
E abbiamo visto l'ultima mano di questo elenco: ancora oggi, al presente, c’è qualcuno che ha sfondato la porta, esattamente come le altre, dicendo che la casa è sua.
La denuncia è ancora in archivio. Nessuno l'ha ritirata. Nessuna delle riscritture ha resistito alle nove parole. Dice che c'è una rapina in corso, dice da quando, e dice l'indirizzo.
Chi la legge come cronaca sportiva non troverà mai il ladro, né il Regno.
Chi la legge giusta e cerca in cielo non troverà mai né i ladri né la casa.
Chi cambia il senso delle Scritture col proprio pregiudizio esegetico, non capirà neppure cosa succederà.
Quando il legittimo proprietario tornerà semplicemente a riprendersi la casa.
Nota di correttezza. Lo stesso verbo harpazō di Matteo 11:12 ricorre in 1 Tessalonicesi 4:17, "saremo rapiti", che abbiamo citato per la parte celeste, e in Apocalisse 12:5. Il verbo dice il modo — una presa improvvisa e con forza — non chi la compie né se sia lecita. Il contesto lo dice ogni volta. Sono due argomenti diversi, e li teniamo separati.
Note
¹ Traduzione del Nuovo Mondo, edizione 2017, Matteo 11:12.
² Filippesi 3:14, TNM 1987. L'edizione 2013/2017 rende: "proseguo verso la meta per ricevere il premio della chiamata celeste di Dio mediante Cristo Gesù". Il greco ha anō klēsis, la chiamata "dall'alto" o "verso l'alto": dice da dove viene la chiamata, non dove si va. È la stessa operazione che vedremo su "regno dei cieli": un'origine trasformata in un indirizzo.
³ 1 Corinzi 9:24, 27, TNM 1987. L'edizione 2013/2017: "tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù".
⁴ Luca 13:24.
⁵ Ebrei 12:1.
⁶ La Parola è Vita, Matteo 11:12. La Living Bible di Kenneth Taylor (1971) rende: "ardent multitudes have been crowding toward the Kingdom of Heaven".
⁷ CEI 2008. Nuova Riveduta 2006, Diodati 1649, Nuova Diodati; Ricciotti
⁸ Vulgata, Matteo 11:12. Per le versioni straniere: King James "the kingdom of heaven suffereth violence, and the violent take it by force"; Lutero 1545; Reina-Valera; Segond.
⁹ Biastēs (βιαστής): voce BDAG e Moulton-Milligan; riportare definizione ed eventuale attestazione da papiri o da Filone.
¹⁰ The Kingdom Interlinear Translation of the Greek Scriptures, Watchtower Bible and Tract Society, 1969/1985, Matteo 11:12, colonna interlineare.
¹¹ Ricorrenze di harpazō nei Vangeli: Matteo 11:12; 12:29; 13:19; Giovanni 6:15; 10:12, 28, 29.
¹² Luca 7:28 e Matteo 11:11. Sulla possibilità che eis autēn di Luca 16:16 si legga "contro" e non "dentro", come in Luca 15:18 ("ho peccato contro il cielo"), non insistiamo: non ne abbiamo bisogno.
¹³ Girolamo, Commentario a Matteo, II, su 11:12: grandis est violentia, in terra nos esse generatos et sedem caeli quaerere.
¹⁴ Giovanni Crisostomo, Omelie su Matteo, omelia 37.
¹⁵ NIV 1984, Matteo 11:12: "the kingdom of heaven has been forcefully advancing, and forceful men lay hold of it".
¹⁶ NIV 2011, Matteo 11:12: "the kingdom of heaven has been subjected to violence, and violent people have been raiding it".
¹⁷ Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche XVIII, 4-10 (Giuda il Galileo, la "quarta filosofia"); Guerra giudaica II, 117-118.
¹⁸ La sollevazione di Giuda il Galileo è legata al censimento di Quirinio, anno 6 (Atti 5:37; Antichità XVIII, 1-4). Giovanni, nato pochi mesi prima di Gesù (Luca 1:36), aveva allora circa dieci anni.
¹⁹ [Indicare uno o due commentari rappresentativi della lettura "persecuzione": ad es. R.T. France, The Gospel of Matthew, NICNT 2007, ad loc.; D.A. Hagner, Matthew 1-13, WBC 1993, ad loc. — VERIFICARE la posizione di ciascuno.]
²⁰ Così anche Daniele 4:26 (ebr. 4:23): "i cieli dominano", shallitin shemayya, che tutti — TNM compresa, "i cieli governano" — intendono "Dio domina". Confronta Luca 15:18, "ho peccato contro il cielo".
²¹ Su Atti 1:6-7 e sul fatto che Gesù non corregge l'attesa ma solo il tempo, rimandiamo all'articolo "Il ripristino della pura adorazione".
²² Erode il Grande, idumeo, nominato re della Giudea dal senato romano nel 40 a.E.V. su proposta di Antonio e Ottaviano: Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche XIV, 381-385; Guerra giudaica I, 282-285. Regnò di fatto dal 37, dopo la presa di Gerusalemme. Antipa tetrarca dal 4 a.E.V. al 39; Archelao deposto nel 6 (Antichità XVII, 342-344); Anna deposto e Caiafa nominato da Valerio Grato (Antichità XVIII, 33-35)
²³ Giuseppe Flavio, Guerra giudaica VI, 249-253 (incendio del tempio, 10 di Av); VI, 420 (1.100.000 morti e 97.000 prigionieri, cifra di Giuseppe, da presentare come sua).
²⁴ Cassio Dione, Storia romana LXIX, 12-14 (Aelia Capitolina, tempio a Giove, 580.000 giudei uccisi secondo Dione); Eusebio, Storia ecclesiastica IV, 6, 3-4 (divieto d'ingresso).
²⁵ Eusebio, Vita di Costantino III, 25-40 (costruzione della basilica del Sepolcro, consacrata nel 335).
²⁶ Ammiano Marcellino, Storie XXIII, 1, 2-3. Ammiano era pagano e amico di Giuliano: la testimonianza non è di parte cristiana.
²⁷ Presa persiana del 614 (Antioco Strategos, La presa di Gerusalemme); Eraclio a Gerusalemme nel marzo 630 con la reliquia [VERIFICARE anno: 629 o 630]; persecuzione dei giudei: Eutichio di Alessandria, Annali; resa a Omar con il patriarca Sofronio [VERIFICARE anno: 637 o 638]; Cupola della Roccia completata nel 691-692 sotto Abd al-Malik (iscrizione datata 72 dell'egira).
²⁸ Rivoluzione abbaside 750; Ahmad ibn Tulun occupa la Siria-Palestina nell'878; conquista fatimide dell'Egitto 969 e della Palestina 970 [date e fonti: al-Tabari, al-Maqrizi].
²⁹ Distruzione del Sepolcro per ordine di al-Hakim, 1009 (Yahya di Antiochia, Cronaca); presa selgiuchide di Atsiz ibn Uwaq 1073 [alcune fonti dicono 1071]; rivolta e strage 1077; riconquista fatimide agosto 1098.
³⁰ Gesta Francorum X, 38; Raimondo d'Aguilers, Historia Francorum, cap. 20 (il sangue "fino alle briglie" o "fino alle ginocchia" dei cavalli, con richiamo esplicito ad Apocalisse 14:20). La frase è dei vincitori.
³¹ Hattin 4 luglio 1187, Gerusalemme 2 ottobre 1187; corasmi 1244; mamelucchi dal 1260 (Ain Jalut); ottomani dal 1516-1517 (Marj Dabiq).
³² Giaffa, marzo 1799: fucilazione dei prigionieri della guarnigione, cifre tra 2.500 e 4.000 [fonti: Bourrienne, Mémoires; Miot, Mémoires]; assedio di Acri, marzo-maggio 1799.
³³ Campagna di Ibrahim Pascià 1831-1832; Convenzione di Londra 15 luglio 1840 (Regno Unito, Austria, Russia, Prussia); bombardamento di Acri 3 novembre 1840; ritiro egiziano 1841.
³⁴ La questione dei Luoghi Santi (chiavi della Natività, stella d'argento della grotta) 1852-1853 come casus belli della guerra di Crimea: firmano del sultano del febbraio 1852; ultimatum di Menshikov 1853; fonte: Figes, Crimea, 2010, cap. 1.
³⁵ Dichiarazione di Balfour, 2 novembre 1917; Allenby entra a piedi l'11 dicembre 1917 (la resa della città è del 9). Il testo della dichiarazione parla di "comunità non ebraiche esistenti in Palestina" senza nominarle: nel 1917 erano circa il 90% della popolazione.
³⁶ Lord Moyne, Il Cairo, 6 novembre 1944 (Eliyahu Hakim ed Eliyahu Bet-Zuri, impiccati nel 1945); King David Hotel, 22 luglio 1946, 91 morti (fonti: rapporto d'inchiesta britannico; Menachem Begin, The Revolt, 1951, cap. 15, che rivendica l'azione); Deir Yassin, 9 aprile 1948 (cifra tradizionale 254, dal comunicato dell'Irgun stesso; studi successivi — Bir Zeit 1987, Milstein — tra 100 e 120); Bernadotte, Gerusalemme, 17 settembre 1948 (Lehi; Yitzhak Shamir nel triumvirato dirigente). Begin primo ministro 1977-1983, Nobel per la pace 1978; Shamir primo ministro 1983-84 e 1986-92.
³⁷ Risoluzione ONU 181, 29 novembre 1947, 33 sì, 13 no, 10 astenuti; sulle pressioni americane su Liberia, Filippine e Haiti: memorie di Truman, Years of Trial and Hope, 1956, e carteggio del Dipartimento di Stato (FRUS 1947, vol. V); armi cecoslovacche 1948 (accordo del gennaio 1948, aerei Avia S-199 e fucili); riconoscimento de facto di Truman alle 18:11 ora di Washington del 14 maggio 1948, undici minuti dopo la proclamazione.
³⁸ Cifra ONU: circa 711.000 profughi al 1950 (Commissione di conciliazione, rapporto 1950). La cifra è discussa da entrambe le parti; la teniamo tonda e dichiarata.
³⁹ 14 maggio 1948 (5 di Iyar 5708), dichiarazione d'indipendenza; 7 giugno 1967 (28 di Iyar 5727), città vecchia.
⁴⁰ Abbiamo lasciato fuori, tra le altre: Zenobia di Palmira (270-272), Federico II che ottiene la città per trattato nel 1229 e si incorona da solo nel Sepolcro, i mongoli di Hulagu nel 1260 e di Ghazan nel 1299-1300, le rivolte beduine dell'XI secolo, la rivolta contadina del 1834. Chi vuole allungare la lista non troverà difficoltà.
⁴¹ Per Sennacherib: 2 Re 19:35; Isaia 37:36; conferma esterna del mancato ingresso nel Prisma di Taylor (British Museum 91032), dove Sennacherib si vanta di aver chiuso Ezechia "come un uccello in gabbia" ma non dice di aver preso la città. Per Ciro: Esdra 1:1-4; 2 Cronache 36:22-23. Per la riconsacrazione: 1 Maccabei 4:52-59; Giuseppe Flavio, Antichità XII, 316-325.
⁴² e 43 Pompeo nel Santo dei santi, 63 a.E.V.: Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche XIV, 71-72; Guerra giudaica I, 152-153 — vede il tesoro e gli arredi sacri e non tocca nulla.
⁴⁴ Ezechiele 10:18-19; 11:22-23: la gloria si ferma sul monte a oriente della città. Sul punto vedi l'articolo "Il santuario di chi non ha il tempio, l'illusione di chi ce l'ha". Due testimoni non cristiani registrano la stessa uscita prima del 70: Giuseppe Flavio, Guerra giudaica VI, 299-300 (la voce nel tempio a Pentecoste del 66, "ce ne andiamo di qui") e Tacito, Storie V, 13 (excedere deos).
⁴⁵ Ammiano Marcellino, Storie XXIII, 1, 2-3. Sull'episodio abbiamo già detto nella carrellata; qui serve come controprova.
⁴⁶ Legge del Ritorno, 5 luglio 1950; emendamento del 1970, articolo 4A, che estende il diritto a figli e nipoti di un ebreo e ai rispettivi coniugi, senza alcun requisito di fede o di osservanza. Per i criteri della Legge sull'ingresso nell'assemblea: Deuteronomio 23:2-9; Levitico 18:22.
⁴⁷ Sull'identità della donna si veda l'articolo "Chi è la Donna di Apocalisse 12?" . Sulla nascita della nazione e sul 1948: si veda l'articolo "La nazione che nascerà in un sol giorno".
⁴⁸ Luca 16:16 nella TNM: "ogni sorta di persone si spinge per raggiungerlo". Marco 6:17-18 per il motivo dell'arresto di Giovanni.







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