Accettiamo la Parola di Dio nella Sua interezza

Com'era prevdedibile parlando di profezia, si arriva oggi a parlare dello "schiavo malvagio" e a chiedersi se esso rappresenta una classe reale oppure no.
Questo è un ulteriore tassello inevitabile per decodificare la situazione attuale ma, come detto più volte anche in altri articoli, nessuno pretende ispirazione divina o infallibilità.
Il lettore è invitato a trarre le proprie conclusioni.
Segue un copia-incolla di alcune spiegazioni, vecchie e nuove, del canale ufficiale in merito allo "schiavo malvagio".

Esiste lo "schiavo malvagio"?


Quello schiavo malvagio” (dalla W 2004 intitolata “Lo schiavo fedele supera la prova!")

2, 3. Da dove proveniva “quello schiavo malvagio”, e come sorse?
2 Gesù menzionò lo schiavo malvagio subito dopo aver parlato dello “schiavo fedele e discreto”. Disse: “Se mai quello schiavo malvagio dicesse in cuor suo: ‘Il mio signore tarda’, e cominciasse a battere i suoi compagni di schiavitù e mangiasse e bevesse con gli ubriaconi inveterati, il signore di quello schiavo verrà in un giorno che non si aspetta e in un’ora che non sa, e lo punirà con la massima severità e gli assegnerà la sua parte con gli ipocriti. Là sarà il suo pianto e lo stridore dei suoi denti”. (Matteo 24:48-51) L’espressione “quello schiavo malvagio” richiama la nostra attenzione sulle precedenti parole di Gesù a proposito dello schiavo fedele e discreto. Sì, lo “schiavo malvagio” proveniva dalle file dello schiavo fedele.* Come era possibile?
3 Prima del 1914 molti componenti della classe dello schiavo fedele speravano ardentemente di incontrare lo Sposo in cielo quell’anno, ma le loro speranze non si realizzarono. A seguito di questo e di altri sviluppi, molti rimasero delusi e alcuni si inasprirono. Fra questi, alcuni cominciarono a “battere” verbalmente i loro fratelli di un tempo ed entrarono in combutta con “ubriaconi inveterati”, gruppi religiosi della cristianità. — Isaia 28:1-3; 32:6.
4. Cosa ha fatto Gesù allo “schiavo malvagio” e a tutti quelli che hanno manifestato il medesimo spirito?
4 Questi ex cristiani finirono per essere identificati come “schiavo malvagio”, e Gesù li punì con “la massima severità”. In che modo? Li rigettò, ed essi persero la speranza celeste. Tuttavia non furono distrutti immediatamente. Prima dovevano attraversare un periodo di pianto e di stridore dei denti nelle “tenebre di fuori”, all’esterno della congregazione cristiana. (Matteo 8:12) Anche successivamente alcuni altri unti hanno dimostrato un analogo spirito cattivo, identificandosi con lo “schiavo malvagio”. Alcuni delle “altre pecore” ne hanno imitato l’infedeltà. (Giovanni 10:16) Tutti questi nemici del Cristo finiscono, in senso spirituale, nelle stesse “tenebre di fuori”.
5. A differenza dello “schiavo malvagio”, come reagì lo schiavo fedele e discreto?
5 Comunque, “lo schiavo fedele e discreto” attraversò le stesse prove di “quello schiavo malvagio”. Ma anziché inasprirsi, i suoi componenti furono ristabiliti. (2 Corinti 13:11) Il loro amore per Geova e i fratelli ne uscì rafforzato. Di conseguenza sono stati “colonna e sostegno della verità” in questi turbolenti “ultimi giorni”. — 1 Timoteo 3:15; 2 Timoteo 3:1.

Le vergini discrete e le vergini stolte
6. (a) Come illustrò Gesù la discrezione della classe dello schiavo fedele? (b) Prima del 1914, che messaggio annunciavano i cristiani unti?
6 Dopo aver parlato di “quello schiavo malvagio”, Gesù narrò due parabole per spiegare perché alcuni cristiani unti si sarebbero dimostrati fedeli e discreti, mentre altri no.* Per illustrare la discrezione, disse: “Il regno dei cieli diverrà simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, andarono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque erano discrete. Poiché le stolte presero le loro lampade ma non presero con sé l’olio, invece le discrete presero l’olio nei loro recipienti, con le loro lampade”. (Matteo 25:1-4) Le dieci vergini ci ricordano i cristiani unti prima del 1914. Avevano calcolato che lo sposo, Gesù Cristo, stava per comparire. Così gli “andarono incontro”, predicando intrepidamente che “i tempi fissati delle nazioni” sarebbero finiti nel 1914. — Luca 21:24.
7. Quando e come i cristiani unti “si addormentarono”?
7 I loro calcoli erano giusti. I tempi fissati delle nazioni finirono effettivamente nel 1914 e il Regno di Dio retto da Cristo Gesù cominciò a operare. Ma ciò avvenne nei cieli invisibili. Sulla terra l’umanità cominciò a subire i predetti “guai”. (Rivelazione [Apocalisse] 12:10, 12) Ne seguì un periodo di prova. Non comprendendo bene la situazione, i cristiani unti pensarono che ‘lo sposo tardasse’. Confusi e bersagliati dall’ostilità del mondo, in generale rallentarono e l’attività organizzata di predicazione pubblica praticamente cessò. Come le vergini della parabola, spiritualmente parlando “sonnecchiarono e si addormentarono”, proprio come avevano fatto gli infedeli sedicenti cristiani dopo la morte degli apostoli di Gesù. — Matteo 25:5; Rivelazione 11:7, 8; 12:17.
8. Come si arrivò al grido: “Ecco lo sposo!”, e cosa era tempo che facessero i cristiani unti?
8 Ma nel 1919 accadde qualcosa di inaspettato. Leggiamo: “Proprio nel mezzo della notte si levò un grido: ‘Ecco lo sposo! Uscitegli incontro’. Allora tutte quelle vergini si alzarono e misero in ordine le loro lampade”. (Matteo 25:6, 7) Proprio quando la situazione sembrava più buia, ci fu un grido che incitava all’azione! Nel 1918 Gesù, “il messaggero del patto”, era venuto al tempio spirituale di Geova per ispezionare la congregazione di Dio e purificarla. (Malachia 3:1) Ora i cristiani unti dovevano andargli incontro nei cortili terreni di quel tempio. Era tempo che ‘spandessero luce’. — Isaia 60:1; Filippesi 2:14, 15.
9, 10. Perché nel 1919 alcuni cristiani erano ‘discreti’ e altri ‘stolti’?
9 Ma un momento! Nella parabola alcune vergini avevano un problema. Gesù continuò dicendo: “Le stolte dissero alle discrete: ‘Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade stanno per spegnersi’”. (Matteo 25:8) Senza olio le lampade non avrebbero potuto fare luce. Perciò l’olio delle lampade ci ricorda la verità della Parola di Dio e lo spirito santo, che permettono ai veri adoratori di far risplendere la luce. (Salmo 119:130; Daniele 5:14) Prima del 1919, i cristiani unti discreti avevano cercato diligentemente di discernere qual era la volontà di Dio per loro, nonostante il temporaneo indebolimento. Così, quando ci fu l’invito a far risplendere la luce, erano pronti. — 2 Timoteo 4:2; Ebrei 10:24, 25.
10 Certi unti, però, non erano pronti a fare sacrifici o a compiere sforzi, benché desiderassero ardentemente stare con lo Sposo. Così quando arrivò il momento di essere attivi nel predicare la buona notizia, non erano pronti. (Matteo 24:14) Addirittura cercarono di far rallentare i loro compagni zelanti, chiedendo, per così dire, una parte della loro provvista di olio. Nella parabola di Gesù, come risposero le vergini discrete? Dissero: “Forse non ce n’è abbastanza per noi e per voi. Andate piuttosto da quelli che lo vendono e compratevelo”. (Matteo 25:9) Allo stesso modo, nel 1919 i cristiani unti leali rifiutarono di fare qualunque cosa potesse ridurre la loro capacità di far risplendere la luce. Superarono la prova.
11. Cosa accadde alle vergini stolte?
11 Gesù conclude dicendo: “Mentre [le vergini stolte] andavano a comprarne, arrivò lo sposo, e le vergini che erano pronte entrarono con lui alla festa nuziale; e la porta fu chiusa. Più tardi venne anche il resto delle vergini, dicendo: ‘Signore, signore, aprici!’ Rispondendo, egli disse: ‘Vi dico la verità: Non vi conosco’”. (Matteo 25:10-12) Sì, alcuni erano impreparati all’arrivo dello Sposo. Così non superarono l’ispezione e persero l’opportunità di essere presenti alla celeste festa nuziale. Che perdita!

La parabola dei talenti
12. (a) In che modo Gesù illustrò la fedeltà? (b) Chi era l’uomo che “andò all’estero”?
12 Dopo aver illustrato la discrezione, Gesù passò a illustrare la fedeltà, dicendo: “È come quando un uomo, in procinto di fare un viaggio all’estero, chiamò i suoi schiavi e affidò loro i suoi averi. E a uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro ancora uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e andò all’estero”. (Matteo 25:14, 15) L’uomo della parabola è Gesù stesso, che “andò all’estero” quando ascese al cielo nel 33 E.V. Ma prima dell’ascensione affidò “i suoi averi” ai discepoli fedeli. In che modo?
13. In che modo Gesù preparò un vasto campo di attività e autorizzò i suoi “schiavi” a negoziare?
13 Durante il suo ministero terreno Gesù cominciò a preparare un vasto campo di attività predicando la buona notizia del Regno in tutto il paese di Israele. (Matteo 9:35-38) Prima di ‘andare all’estero’, affidò questo campo ai suoi fedeli discepoli, dicendo: “Andate dunque e fate discepoli di persone di tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello spirito santo, insegnando loro ad osservare tutte le cose che vi ho comandato”. (Matteo 28:18-20) Con queste parole Gesù autorizzò i suoi “schiavi” a negoziare fino al suo ritorno, “ciascuno secondo la sua capacità”.
14. Perché non tutti erano in grado di negoziare nella stessa misura?
14 Questa espressione indica che non tutti i cristiani del I secolo avevano le stesse circostanze o possibilità. Alcuni, come Paolo e Timoteo, furono in grado di partecipare nella misura più piena all’opera di predicazione e insegnamento. Altri, a motivo delle circostanze, ebbero forse una ridottissima libertà d’azione. Per esempio, alcuni cristiani erano schiavi e altri erano malati, d’età avanzata o gravati da responsabilità familiari. È evidente che certi privilegi di congregazione non erano alla portata di tutti i discepoli. Le donne unte e alcuni uomini unti non insegnavano nella congregazione. (1 Corinti 14:34; 1 Timoteo 3:1; Giacomo 3:1) Ciò nonostante, qualunque fosse la loro situazione, tutti gli unti discepoli di Cristo, uomini e donne, avevano l’incarico di negoziare, facendo buon uso delle loro opportunità e circostanze nel ministero cristiano. La stessa cosa vale per gli odierni discepoli di Cristo.
15, 16. (a) Quando arrivò il tempo della resa dei conti? (b) Quali nuove opportunità di ‘negoziare’ furono concesse ai fedeli?
15 La parabola continua: “Dopo molto tempo il signore di quegli schiavi venne e fece i conti con loro”. (Matteo 25:19) Nel 1914 — certamente molto tempo dopo il 33 E.V. — ebbe inizio la presenza regale di Cristo Gesù. Tre anni e mezzo dopo, nel 1918, Gesù venne al tempio spirituale di Dio e adempì le parole di Pietro: “È il tempo fissato perché il giudizio cominci dalla casa di Dio”. (1 Pietro 4:17; Malachia 3:1) Era giunto il tempo della resa dei conti.
16 Cosa avevano fatto gli schiavi, gli unti fratelli di Gesù, con i “talenti” del Re? Dal 33 E.V. in poi, inclusi gli anni che precedettero il 1914, molti avevano lavorato duramente per far fruttare i talenti. (Matteo 25:16) Perfino durante la prima guerra mondiale avevano mostrato il vivo desiderio di servire il Signore. Ora era appropriato che ai fedeli fossero date nuove opportunità di ‘negoziare’. Era arrivato il tempo della fine di questo sistema di cose. La buona notizia doveva essere predicata in tutto il mondo. “La messe della terra” doveva essere mietuta. (Rivelazione 14:6, 7, 14-16) Bisognava trovare gli ultimi membri della classe del grano e radunare “una grande folla” di altre pecore. — Rivelazione 7:9; Matteo 13:24-30.
17. In che modo gli unti cristiani fedeli ‘entrano nella gioia del loro signore’?
17 La mietitura è un tempo gioioso. (Salmo 126:6) Era quindi appropriato che, quando nel 1919 affidò maggiori responsabilità ai suoi fedeli fratelli unti, Gesù dicesse: “Sei stato fedele su poche cose. Ti costituirò su molte cose. Entra nella gioia del tuo signore”. (Matteo 25:21, 23) Inoltre la gioia del Signore quale Re del Regno di Dio da poco intronizzato supera la nostra immaginazione. (Salmo 45:1, 2, 6, 7) La classe dello schiavo fedele partecipa a tale gioia rappresentando il Re e accrescendo i suoi interessi sulla terra. (2 Corinti 5:20) Il diletto che provano si nota dalle parole profetiche di Isaia 61:10: “Immancabilmente esulterò in Geova. La mia anima gioirà nel mio Dio. Poiché mi ha vestito con le vesti della salvezza”.
18. Perché alcuni non superarono l’ispezione, e con quale risultato?
18 Purtroppo alcuni non superarono l’ispezione. Leggiamo: “Si presentò quello che aveva ricevuto un solo talento, dicendo: ‘Signore, sapevo che sei un uomo esigente, che mieti dove non hai seminato e che raccogli dove non hai sparso. Perciò ebbi timore e andatomene nascosi il tuo talento nella terra. Ecco, hai ciò che è tuo’”. (Matteo 25:24, 25) Similmente alcuni cristiani unti non avevano fatto fruttare i talenti. Prima del 1914 non avevano annunciato con entusiasmo la loro speranza ad altri, né avevano intenzione di iniziare a farlo nel 1919. Come reagì Gesù alla loro insolenza? Togliendo loro tutti i privilegi che avevano. Furono ‘gettati nelle tenebre di fuori, dove sarebbero stati il loro pianto e lo stridore dei loro denti’. — Matteo 25:28, 30 (è riportata solo una parte della Torre di Guardia la quale prosegue con altri tre paragrafi conclusivi).

Dopo questa Torre di Guardia, c'è stato dunque un cambiamento riassunto come segue.

Spiegazione precedente: Lo schiavo malvagio e pigro rappresenta gli unti vissuti nel periodo del 1914 che rifiutarono di partecipare all’opera di predicazione.
Spiegazione riveduta: Gesù non stava predicendo che un gruppo di suoi seguaci unti avrebbe costituito una classe dello schiavo malvagio. Piuttosto stava mettendo in guardia i suoi seguaci unti su quello che succederebbe se, con i pensieri e con le azioni, si comportassero come lo schiavo malvagio e pigro.

Una pubblicazione più recente dunque recita... 

SE MAI QUELLO SCHIAVO MALVAGIO. . . ”
Gesù ha affidato allo schiavo fedele e discreto la più onerosa delle responsabilità: prendersi cura dei domestici e dispensare cibo spirituale al tempo opportuno. Gesù era ben consapevole che chi riceve un incarico di grande importanza ha anche una maggiore responsabilità (Luca 12:48). Per questo concluse la parabola dello schiavo fedele e discreto con un vigoroso avvertimento.
Gesù parlò di uno schiavo malvagio che in cuor suo conclude che il signore è in ritardo e comincia a battere i suoi compagni di schiavitù. Quando il signore arriverà, disse, punirà quello schiavo malvagio “con la massima severità”. (Leggi Matteo 24:48-51.)
Gesù stava forse predicendo che negli ultimi giorni ci sarebbe stata una classe dello schiavo malvagio? No. È vero che alcuni individui hanno manifestato uno spirito simile a quello dello schiavo malvagio da lui descritto; sono quelli che definiremmo apostati, sia che fossero appartenuti agli unti o alla “grande folla” (Riv. 7:9). Costoro, tuttavia, non formano una classe. Gesù non disse che avrebbe costituito uno schiavo malvagio. Le sue parole, in realtà, sono un monito rivolto allo schiavo fedele e discreto.
Va notato che Gesù esordì con le parole “se mai”. Secondo uno studioso, la costruzione nel testo greco indica che questa “è a tutti gli effetti un’ipotesi”. In pratica Gesù stava dicendo: “Se mai lo schiavo fedele e discreto dovesse maltrattare i suoi compagni di schiavitù in tal modo, questo è ciò che il signore gli farà al suo arrivo”. (Vedi anche Luca 12:45.) Il composito schiavo fedele e discreto, però, ha continuato a vigilare e a provvedere nutriente cibo spirituale.
I fratelli unti che servono insieme in qualità di schiavo fedele sanno di dover rendere conto al Signore di come si prendono cura dei domestici. Hanno il sincero desiderio di assolvere lealmente la loro responsabilità così che, quando finalmente arriverà, il Signore possa dire loro: “Ben fatto!” (w13 15/7)

 
Proviamo ad esaminare queste affermazioni nella maniera più obiettiva possibile.
Intanto dobbiamo ammettere che la "spiegazione riveduta" è completamente in contrasto con quella precedente e non una semplice migliorìa.
Bisogna anche ammettere che un altro recente intendimento, ovvero quello relativo allo schiavo fedele e discreto, mette in dubbio tutto il ragionamento.
Se lo schiavo viene dichiarato "fedele e discreto" solo nel momento in cui Cristo arriva come giustiziere, hanno davvero senso tutti questi ragionamenti per dimostrare chi rappresenta chi?
Al contrario, la cosa più logica che verrebbe da pensare è che se questo gruppo di persone non è stato ancora etichettato come "fedele e discreto" lo stesso debba dirsi per lo schiavo malvagio e pigro (e quindi includere la possibilità che siano entrambi reali).
Non ha alcun senso identificare qualcuno, singolo o gruppo, come "fedele e discreto" se non esistesse anche una controparte non altrettanto fedele e discreta.
È lo stesso ragionamento che abbiamo fatto in merito al "piccolo gregge".
Piccolo o grande non ha alcun significato se prima non ci si fa la domanda "in relazione a cosa".
Il piccolo gregge è "piccolo" in relazione alla grande folla, infatti – confronta Luca 12:32; Rivelazione 7:9
Quindi, in mezzo a qualcuno di diverso, c'è un singolo o un gruppo che invece sarà chiamato "fedele e discreto".
Comunque cerchiamo di isolare le parole chiave della questione tenendo bene in mente che l'obiettivo è sempre quello di far parlare la Scrittura.
Tutto il ragionamento dell'intendimento riveduto verte su una sola questione: dal momento che il Signore utilizzò le parole “se mai”, allora lo schiavo malvagio non costituisce una classe.
Benché l'intendimento presentato in questo blog non appoggi assolutamente l'intendimento precedente (ovvero quello relativo allo "schiavo" degli anni precedenti al 1919) in quella spiegazione venivano portate all'attenzione anche altre parabole del Signore e altri riferimenti scritturali nel tentativo di dar peso a tutto il discorso.
Nella "versione aggiornata", invece, tutto questo scompare.
Che lo schiavo malvagio non esista lo dobbiamo accettare perché "secondo uno studioso, la costruzione nel testo greco indica che questa è a tutti gli effetti un’ipotesi. In pratica Gesù stava dicendo: Se mai lo schiavo fedele e discreto dovesse maltrattare i suoi compagni di schiavitù in tal modo, questo è ciò che il signore gli farà al suo arrivo”.
Questo è esattamente quello che si comprende anche in italiano.
In molte altre traduzioni della Bibbia compare lo stesso significato per cui possiamo dire che questa precisazione forse non era così indispensabile.
Semmai dovremmo chiederci: il fatto che il Signore abbia fatto un'ipotesi significa che le sue parole sicuramente non avrebbero avuto alcun riscontro nella realtà?
Secondo l'enciclopedia Treccani, questo è il significato della parola "ipotesi": Supposizione di fatti (o situazioni, sviluppi di un’azione e sim.) ancora non realizzati ma che si prevedono come possibili o si ammettono come eventuali, allo scopo di considerarne in anticipo le conseguenze e di prepararsi, quando fosse il caso, ad affrontarle.

Possiamo prenderci la libertà di dire: "Il Signore ha fatto un'ipotesi, ma per fortuna le sue parole non si sono mai avverate e non avvereranno mai"?
Fare ipotesi, come abbiamo anche visto nello studio di profezie particolarmente difficili, non significa che ognuno può dire qualsiasi cosa, ovvero tutto quello che passa per la testa.
Un'ipotesi deve partire da delle basi e questo è uno dei motivi per cui si sono stabilite delle regole e si è preferito aprire un blog anziché un forum.
Se non partissimo dal principio di far parlare la Bibbia, ad esempio, ognuno potrebbe contestare gli articoli facendo riferimento al Corano, ai Veda Indù, a Confucio, alla filosofia, alla teoria dell'evoluzione etc.
Alla fine questo blog diventerebbe una Babele di parole dove tutto sarebbe il contrario di tutto e si perderebbe qualsiasi obiettivo iniziale.
Il concetto stesso di "verità" sarebbe rimesso in discussione ma noi sappiamo qual è la Verità – Giovanni 17:17
Noi non siamo "filosofi del nulla": ci sforziamo di essere cristiani.
Partendo da un minimo di logica, Bibbia alla mano, allora è possibile discutere, confrontarsi e contestare ogni articolo alla luce della Parola di Dio e con l'obiettivo finale di crescere nella comprensione – Proverbi 2:1-5
Quando un intendimento non è sufficientemente chiaro allora si possono fare delle ipotesi ma sempre sotto le linee guida indicate; le ipotesi non si fanno a caso.
Infatti il secondo significato che l'enciclopedia Treccani dà a questa parola è "Spiegazione logica, fondata su indizî e congetture, che si dà provvisoriamente di un fatto o di una serie di fatti, noti o accertabili in sé ma non nelle loro cause, nei loro processi".
Il Signore dunque non fece un'ipotesi a caso, tanto per farne una: le sue parole vanno attentamente valutate – Colossesi 2:3, 4
La semplice logica vorrebbe che se, nello stesso contesto, il Signore parlò dello "schiavo fedele e discreto" e poi dello "schiavo malvagio" essi devono avere la stessa natura.
Se lo schiavo fedele e discreto (sarà) una classe reale, allora lo sarà anche lo schiavo malvagio; se lo schiavo malvagio non (sarà) una classe reale, allora non lo sarà neppure lo schiavo fedele e discreto.
Non stupiamoci se poi qualcuno approffita di queste incongruenze ingigantendole e criticando tutta l'organizzazione senza alcun distinguo. Le incongruenze sono evidenti e le facoltà mentali per distinguere cosa è logico da cosa non lo è sono un dono di Dio.
Quindi anziché limitarci ad accettare quello che ci viene detto (da chiunque arrivi) dovremmo utilizzare le nostre facoltà mentali.
Anche il Signore utilizzò spesso una logica schiacciante nei suoi discorsi – confronta Matteo 12:25, 26, 33; Luca 12:54-56
Portiamo questo ragionamento agli estremi e vediamo se troviamo qualche spiraglio per la spiegazione ufficiale attuale.
Anche volendo ammettere la possibilità che il Signore, in quel contesto, abbia voluto fare un ragionamento estremo o ad absurdo, magari nel tentativo di rendere vigilanti i suoi ascoltatori, vediamo che ci scontriamo comunque davanti ad un muro.
Probabilmente non è un caso che la spiegazione "aggiornata" tagli corto su tutte le altre parabole.
Pochi versetti dopo si parla delle dieci vergini e non possiamo neppure ipotizzare che cambi soggetto e contesto perché, nonostante il libro sia stato diviso in capitoli (capitoli che all'epoca non esistevano) Egli inizia con l'avverbio "allora" che significa "in quel momento, in quel tempo" e se lo volessimo vedere anche come congiunzione esso sarebbe un parallelismo correlativo della proposizione principale.
In pratica significa dire "in relazione a quanto detto finora, dunque, il regno dei cieli diverrà simile a dieci vergini".
Come diceva correttamente la vecchia spiegazione "Gesù narrò due parabole per spiegare perché alcuni cristiani unti si sarebbero dimostrati fedeli e discreti, mentre altri no".
Benché questo blog contesti l'anno di riferimento, l'errata e capziosa distinzione tra unti e non unti e parecchie altre cose in correlazione a quell'avvenimento, il concetto qui espresso è assolutamente corretto.
Non possiamo dividere "lo schiavo" dalle "dieci vergini" perché fanno parte dello stesso contesto.
Si deve almeno riconoscere che qui Gesù non disse "Se mai quelle vergini non portassero con sè l'olio"; non c'è proprio alcuna ipotesi, quindi nessuna possibilità di fare i ragionamenti fatti precedentemente per lo schiavo.
Tutte si addormentano e la metà di loro non porta con sè l'olio.
Tutto questo significa qualcosa?
Passando dunque alla parabola dei talenti, successiva a quella delle dieci vergini, vediamo che uno degli schiavi si limitò a nascondere il talento nel terreno.
Qual è la spiegazione "aggiornata" di questo schiavo malvagio?
Anche qui Gesù non disse "se mai quello schiavo nascondesse il suo talento nel terreno".
Uno di questi, e precisamente l'ultimo della parabola, non negozia il talento dato dal Suo Signore ma si limita a nasconderlo e a dire "Hai ciò che è tuo".
Possiamo onestamente dire che il primo e secondo schiavo indicano una classe reale mentre il terzo schiavo no?
Se il terzo schiavo non rappresenta davvero una classe da chi, il Signore, prende l'unico talento per darlo a quello con dieci talenti?
E se il terzo schiavo non rappresentasse davvero una classe a cosa servirebbero le frasi finali del Signore quando disse "a chiunque ha, sarà dato dell’altro e avrà abbondanza; ma in quanto a colui che non ha, gli sarà tolto anche quello che ha"? - Matteo 25:29
E' inoltre indiscutibile riflettere che i talenti riguardino l'opera di predicazione ma esso non può prescindere dall'insegnamento.
Se avessimo davvero compreso tutto, il nostro insegnamento non avrebbe bisogno di "rivedimenti" e potremmo limitarci a predicare per aumentare gli averi del Signore ma sappiamo molto bene che le cose non stanno così.
Ci si dovrebbe aspettare, dunque, che anche la luce dovrebbe continuare a splendere e cioé dovrebbe esserci un intendimento progressivo continuo fino al completo ripristino della vera adorazione per mezzo di Gesù Cristo.
Non possiamo certo pensare che Gesù volesse che predicassimo a tutti a prescindere da quello che avremmo detto – Matteo 28:19, 20
L'opera di predicazione non può prescindere l'insegnamento e quindi far fruttare o meno gli averi del Signore riguarda anche il desiderio di comprendere e far conoscere la Sua Parola.
Non a caso la Parola di Dio è paragonata ad un tesoro senza pari a motivo delle Sue profonde e preziose verità.
Se non ci attenessimo strettamente alla Parola di Dio, se anche ci fosse un incremento del 200% cosa staremmo facendo fruttare?
Con buona pace dell'intendimento "tranquillizzante" attuale, l'esistenza dello schiavo malvagio sembra avere tutto l'appoggio della Scrittura.
È difficile comprendere se l'ordine degli schiavi descritto nella parabola indichi anche un ordine temporale (il che indicherebbe che lo schiavo malvagio si sarebbe rivelato più che altro alla fine, proprio in prossimità del giudizio) ma indiscutibilmente i due gruppi sono reali ed evidenti.
Non è neppure escluso che entrambi gli schiavi convivano nello stesso periodo di tempo perché, proprio nello stesso tempo, essi ricevono premio e punizione.
Dal momento che il compito di giudicare spetta esclusivamente al Signore, ognuno di noi può limitarsi a valutare sia l'opera di predicazione (a livello mondiale, se è possibile valutarla) che la qualità dell'insegnamento.
Può darsi che l'opera di predicazione stia avendo un incremento indiscutibile e potenziale e che, di pari passo, la "luce risplenda sempre più"** come ci è stato detto.
D'altro canto potrebbe darsi che le cose sembrino stantìe e che non ci sia proprio nessuna vera "nuova luce" all'orizzonte.
Ma questa è, a tutti gli effetti, un'ipotesi.
Quando il Signore arriverà, valutando la situazione attuale dirà "Ben fatto, schiavo buono e fedele" oppure "Schiavo malvagio e pigro"?
A prescindere dagli incarichi di ognuno di noi e dalle nostre possibilità, cerchiamo di farci un'onesta autocritica.
Anche se coloro che hanno incarichi di responsabilità riceveranno "un giudizio più severo", ricordiamo che ognuno comparirà davanti al tribunale di Dio – Giacomo 3:1; Romani 13:10
Possa ognuno di noi non perdere il desiderio di scavare nella Parola di Dio e continuare ad insegnare tutte le cose che il Signore ci ha comandato e non essere gettati "nelle tenebre di fuori".

Note in calce.

* Si vedano gli articoli già trattati "Chi è lo schiavo fedele e discreto?" e "Cinque vergini sagge. Cinque stolte". 
** Benché il concetto di intendimento progressivo sia logico, la scrittura di Proverbi 4:18, che parla della luce che "risplende sempre più" (utilizzata molte volte in tal senso) non ha nulla a che vedere con l'intendimento. Lo scrittore sta incoraggiando il lettore a non percorrere la via dei malvagi.
In pratica sta dicendo che se anche i malvagi sembrano essere la maggioranza ed avere la meglio, "il sentiero dei giusti" risplenderà sempre più infatti, un giorno, i giusti saranno gli unici a rimanere sulla terra - Salmo 37:29
Lo stesso concetto è ripetuto in Ecclesiaste 8:11-13



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